L'ormai nota e controversa lettera indirizzata da Trump al presidente turco Erdogan
L'ormai nota e controversa lettera indirizzata da Trump al presidente turco Erdogan (rsi)

Mille giorni di Trump alla Casa Bianca

Le divisioni su Siria e impeachment polarizzano sempre più la politica americana

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Ci sono immagini destinate a durare. Ci sono parole destinate ad essere ricordate. E sono momenti che poi, forse, qualcuno vorrebbe dimenticare. Nelle ultime ventiquattro ore lo scontro politico negli Stati Uniti ha regalato alcuni di questi momenti, complice lo scontro istituzionale tra il presidente americano e il Congresso acuito dall’indagine di impeachment avviata a fine settembre e dalle divergenze sul ritiro delle truppe dalla Siria annunciato il 6 ottobre.

“Caro Savonarola…”

Come si redige una lettera ufficiale? Qual è il linguaggio, la forma, che un Presidente deve curare in uno scritto a un pari grado internazionale? Interrogativi che richiamano la famosa lettera di Benigni e Troisi (e prima ancora di Totò e Peppino De Filippo) e che sorgono alla rivelazione del messaggio scritto da Donald Trump al presidente turco Recep Erdogan. Una lettera breve, dai toni bizzarri, la cui autenticità inizialmente è stata messa in dubbio da alcuni giornalisti sino alla conferma della Casa Bianca. Dopo l’avvio dell’operazione militare nel nordest della Siria, Trump minaccia Erdogan di eventuali sanzioni che “distruggerebbero l’economia turca” e lo invita a fare “a good deal”, un buon affare, esortandolo a “non fare lo spaccone” a “non essere stupido” (“Don’t be a tough guy! Don’t be fool!”. Toni ben poco presidenziali, ma molto Trumpiani. Con la chiosa finale “Ti chiamo più tardi”, come si farebbe con gli amici uscendo dal bar. La lettera è datata 9 ottobre, il giorno stesso Erdogan twitterà l’inizio dell’offensiva contro i curdi. E stando alla BBC dopo averla letta il leader di Ankara l’avrebbe cestinata. E così anche il monito del Commander in chief americano, “La Storia ti giudicherà”, suona come un beffardo boomerang.

“Preghiamo per lui”

Con l’invito a una prece per Donald Trump si è conclusa la conferenza stampa improvvisata dalla presidente della Camera dei Deputati Nancy Pelosi all’uscita della Casa Bianca dopo l’incontro con il presidente sulla risoluzione votata dal Congresso (anche dai Repubblicani) contro la decisione del presidente di ritirare le truppe. Un incontro finito in baruffa con la delegazione democratica che abbandona la seduta dopo che il Presidente aveva apostrofato la speaker della Camera definendola una “politica di terz’ordine”. Pelosi ha replicato ricordando come la ritirata americana dalla Siria lasciava via libera alla Russia e che “tutte le strade con [Trump] portano a Putin”. Un battibecco continuo con Trump che le ricordo che lui “odia l’ISIS” più di lei finché Pelosi e i leader democratici al Congresso non hanno sbattuto la porta. Trump ha immediatamente postato questa foto commentando che Nancy Pelosi aveva “sbroccato”.

Antagonisti: Donald Trump e Nancy Pelosi
Antagonisti: Donald Trump e Nancy Pelosi (Twitter)

Una foto per certi versi incredibile con l’unica donna presente nella sala in piedi, puntando l’indice, al Commander in Chief, lui a bocca aperta, tutti gli uomini del presidente con lo sguardo abbassato, il graduato alla destra di Trump fatica a nascondere l’imbarazzo. Una foto che svela tutta la bruta aggressività della politica americana al di là dei convenevoli e dell’etichetta. Sullo sfondo, lo sguardo marmoreo e forse attonito, di Benjamin Franklin che predicava la moderazione, invitando a “evitare gli estremi” e a “trattenersi dal risentirsi dei torti come si penserebbe meriterebbero”.

Una foto e un commento che avrebbero voluto ironizzare sul presunto “crollo nervoso” della portavoce democratica e che invece la stessa Pelosi ha utilizzato come sfondo del proprio profilo Twitter. Una foto dalla duplice interpretazione, letta da Repubblicani e dai Democratici in modo opposto, uno scatto divisivo che fotografa l’attuale situazione politica americana. Un ritratto di questa vigilia degli Anni Venti americani, l’era di Trump e consegna alla storia l’immagine del millesimo giorno alla Casa Bianca del 45esimo presidente americano.

Massimiliano Herber

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