Minneapolis resta l'epicentro degli scontri
Minneapolis resta l'epicentro degli scontri (Keystone)

Minneapolis tra dolore e rabbia

Il reportage dalla città sconvolta da cinque giorni di proteste per la morte di George Floyd

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Quando vediamo il primo poliziotto sono le 8 e 40 di sera. Per tutto il giorno abbiamo girato una Minneapolis sospesa tra il rabbioso desiderio di giustizia gridato da parte della popolazione per la tragica morte di George Floyd e l'indignazione per l'escalation di violenza che ha messo a ferro e fuoco la città nelle ultime quattro notti. Ovunque sono presenti i segni delle rivolte notturne.

 

Sin dal mattino lungo le strade del centro, grazie al tam tam su Facebook, gruppi di volontari si ritrovano per ripulire i luoghi saccheggiati o bruciati durante le sommosse nella notte. La maggior parte mostra comprensione per esasperazione degenerata in sommossa per l'uccisione del 46enne afroamericano soffocato durante un controllo di polizia. "Quel video è davvero troppo", ci dice una ragazza intenta a spazzare detriti.

 

Poco distante Tedd Baker la pensa diversamente. Abita vicino a uno degli esercizi andati a fuoco e non si capacita che la polizia non sia intervenuta e che i pompieri siano arrivati quando ormai le fiamme avevano già divorato lo stabile. "Comprensione? Macché, sono arrabbiato, arrabbiatissimo, non c'è nessuna giustificazione per quello che hanno fatto". 

Tedd Baker
Tedd Baker (RSI/m.h.)

Tutti si chiedono se vi sarà una quinta notte di scontri e razzie. Il Governatore del Minnesota, Tim Walz, ha annunciato l'arrivo di altri 1'700 militi della Guardia Nazionale, ma in molti dubitano possa cambiare il corso delle proteste.

Chicago Avenue è bloccata da alcuni pick-up. Solo a piedi si raggiunge l'incrocio con la Trentottesima, dove lunedì è stato ucciso George Floyd, soffocato da un agente di polizia che gli premeva il ginocchio sul collo mentre altri due poliziotti lo tenevano fermo. 

Il negozio Cup Foods dove George Floyd era stato sorpreso con una banconota contraffatta
Il negozio Cup Foods dove George Floyd era stato sorpreso con una banconota contraffatta (RSI/m.h.)

Un graffito con l'immagine di George Floyd e tutti i nomi degli afroamericani disarmati uccisi dalla polizia negli ultimi anni è stato disegnato all'esterno del negozio in cui il 46enne era stato sorpreso a presentare una banconota contraffatta. Emblematica la dedica: "Ora può respirare".

 

Da giorni è un luogo di pellegrinaggio, ci sono fiori, cartelli, disegni, graffiti, ogni tipo di attestazione di vicinanza e di orgoglio nero. Al microfono si alternano testimonianze, riflessioni, canti e poesie rap. Ogni intervento è scandito dal grido "Qual era il suo nome? George Floyd!" e dal coro "Non c'è pace, senza giustizia".

 

"Cosa permetterà di mettere fine alle proteste?!?", ripete incredulo Frederick Wilson, "Finiranno quando verranno arrestati tutti i poliziotti coinvolti nell'uccisione di George Floyd. Fratello, non scherziamo se io avessi commesso un reato insieme ad altri tre amici saremmo già tutti dietro le sbarre".

Fredrick Wilson
Fredrick Wilson (RSI/m.h.)

Nel corso del pomeriggio il fiume di persone che giunge qui per dare un tributo s'ingrossa in continuazione. C'è gente di ogni età, molti afroamericani, ma pure tante famiglie bianche con figli. È un luogo della memoria, del dolore, di raccoglimento. Il clima è decisamente pacifico a dispetto della rabbia vista di notte. Un gruppo di mormoni intona "Amazing grace".

 

Man mano che il tempo trascorre inizia a serpeggiare un po' di tensione, i cori si fanno più forti, anche più rabbiosi. Alle 20 c'è il coprifuoco e al tramonto il corteo di manifestanti si sposta verso il centro città. Tutto sembra procedere in modo pacifico, nessuno intende rispettare l'ordine di rimanere a casa. Un folto gruppo di manifestanti si ferma all'esterno del posto di polizia, già la sera precedente teatro di proteste e alcuni incendi. Qualche giovane indossa un casco o una maschera antigas, pare preparato a nuovi scontri.

Il presidio fuori dalla sede della polizia di Minneapolis
Il presidio fuori dalla sede della polizia di Minneapolis (RSI/m.h.)

Un corteo si dirige verso il centro. Vengono scanditi slogan e vengono alzate le braccia in segno di avvertimento e provocazione: "siamo disarmati". Elicotteri regolarmente sorvolano Minneapolis. Prima di raggiungere il centro città il cordone di manifestazioni viene spezzato in due. A un incrocio piombano le auto della polizia e i veicoli della Guardia Nazionale. Iniziano a venire sparati lacrimogeni e pallottole di gomma. 

 

Sono le 8 e 40. Per la prima volta in questo sabato di Minneapolis vediamo le forze dell'ordine. Un segnale: le autorità non consentiranno che per un'altra notte la città venga messa a soqquadro. 

 

Gli agenti bloccano tutti gli isolati, i manifestanti non sembrano cercare lo scontro e vengono dispersi in modo risoluto. Forse la quinta notte di Minneapolis non sarà come le precedenti. Ma intanto social media e televisioni mostrano come la scintilla scoccata in Minnesota abbia appiccato il fuoco a tutti gli Stati Uniti.

USA, un'altra notte di fuoco

USA, un'altra notte di fuoco

TG 12:30 di domenica 31.05.2020

Reportage da Minneapolis

Reportage da Minneapolis

TG 20 di domenica 31.05.2020

Il commento da Los Angeles

Il commento da Los Angeles

TG 20 di domenica 31.05.2020

 
Massimiliano Herber 
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