Missili, droni e strade deserte: nei Paesi del Golfo vige lo stato d’emergenza. Turisti e uomini d’affari non vedono l’ora di andarsene. Lo Stretto di Hormuz, la vitale arteria economia marittima della regione, è una zona ad alto rischio.
Finora le ricche monarchie del Golfo promettevano stabilità, lusso e affari. Ma con la rappresaglia iraniana, nella regione la situazione è cambiata: ora Paesi come Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrein vengono trascinati in un conflitto. Il loro modello economico è minacciato.
E sorprende che sinora questi Paesi non abbiano risposto agli attacchi provenienti dall’Iran. Come si spiega? Gudrun Harrer, giornalista austriaca ed esperta di Medio Oriente interpellata da SRF, parla di una guerra che gli Stati del Golfo volevano evitare a tutti i costi. “Non c’era da aspettarsi che contribuissero a un’escalation contrattaccando”.
Gli Stati del Golfo chiederanno una strategia d’uscita?
Insomma, gli Stati del Golfo mantengono un equilibrio tra deterrenza e moderazione. Questo si riflette anche nella loro retorica nei confronti di Teheran: gli attacchi vengono condannati con la massima fermezza, ma ci si trattiene dalle minacce.
Nel mentre il regime iraniano alimenta deliberatamente le paure, da Dubai a Doha fino a Riad, di ritrovarsi improvvisamente nella polveriera del Medio Oriente. “L’Iran vuole coinvolgere i Paesi del Golfo nella guerra affinché si presentino dagli Stati Uniti per chiedere la fine della guerra, per dire ‘state distruggendo la nostra regione’”, afferma Harrer.
Con un intervento militare da parte degli Stati del Golfo, la situazione di minaccia potrebbe invece aggravarsi. Il regime iraniano sta lottando per la sua sopravvivenza: se dovesse superare la guerra, difficilmente nella regione avrà ancora dei sostenitori. “Negli ultimi anni, Teheran ha migliorato le sue relazioni con i Paesi del Golfo. Ora tutto questo è completamente rovinato” dice Harrer, che aggiunge: “Quella che l’Iran sta perseguendo è quindi una strategia pericolosa”.
Gli Emirati nel mirino degli Iran: i possibili motivi
Nel conflitto, gli Emirati Arabi Uniti, con le sue città di Abu Dhabi e Dubai, sembrano essere un obiettivo privilegiato dell’Iran. Qual è il possibile motivo? Nel 2020 con la firma degli Accordi di Abrano la monarchia del Golfo è stato il primo Paese della regione a normalizzare le relazioni con Israele. Relazioni che sono rimaste stabili anche durante la guerra nella Striscia di Gaza.
Anche una disputa decennale per la sovranità su alcune isole situate nel Golfo Persico potrebbe contribuire, secondo Harrer, al fatto che soprattutto gli Emirati siano nel mirino degli attacchi iraniani.
I missili intercettatori e i droni nei cieli sopra i famosi grattacieli emiratini fano notizia in tutto il mondo, con immagini che si diffondono rapidamente nei social. Dubai in particolare è esposta, nel mondo arabo, come “un pianeta a sé” afferma ancora l’esperta. “Lo dicevo già anni fa: è sufficiente un razzo arrugginito proveniente dall’Iran che colpisce un hotel di lusso e causa molte vittime per far crollare il modello economico, insieme all’apparenza di modernità e stabilità”.
Qual è il limite?
Per ora il Paese resta prudente: “La posizione degli Emirati resta equilibrata” ha dichiarato la ministra di Stato emiratina per la cooperazione internazionale Rim al-Hashimi. “Non vogliamo estendere il conflitto”. Ma l’esercito non esiterà a proteggere la sovranità degli Emirati.
La conclusione di Harrer: se gli attacchi iraniani dovessero intensificarsi e si dovessero ripetutamente contare vittime, gli Stati del Golfo potrebbero non poter fare a meno di una reazione militare.

Testimonianza svizzeri a Dubai
Telegiornale 04.03.2026, 20:00







