Inchiesta

Beni a potenziale uso bellico dalla Svizzera a Israele

Decine di aziende elvetiche, tra il 2024 e il 2025, hanno continuato a vendere componenti con possibile impiego militare, nonostante le critiche sull’offensiva contro Gaza

  • Un'ora fa
Nel primo trimestre 2024 sono stati esportati 6 milioni di franchi di beni, contro 238’000 franchi degli ultimi tre mesi del 2023

Nel primo trimestre 2024 sono stati esportati 6 milioni di franchi di beni, contro 238’000 franchi degli ultimi tre mesi del 2023

  • Keystone
Di: Claude-Olivier Volluz (RTS)/sf 

Oltre 24 milioni di franchi di beni svizzeri a duplice impiego o materiali militari specifici sono stati esportati in Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, come rivelano i permessi di esportazione consultati dalla cellula d’inchiesta RTS.

L’aumento dell’attività è particolarmente marcato dal primo trimestre del 2024, con quasi 6 milioni di franchi di beni con potenziale impiego militare esportati in Israele, contro i 238’000 franchi degli ultimi tre mesi del 2023.

Questo livello elevato di esportazioni di beni “sensibili” verso Israele è conforme al quadro normativo, secondo la Segreteria di Stato dell’economia (SECO), che rilascia le autorizzazioni all’esportazione. Ma questa interpretazione della legge è oggetto di dibattito. E il contesto solleva interrogativi.

Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto contro le principali figure del Governo israeliano mentre, pochi mesi prima, nell’aprile 2024, una risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell’ONU chiedeva un embargo sulle armi destinate a Israele e una maggiore vigilanza sui beni a duplice uso.

Esportazioni legali?

La legge sui beni utilizzabili a fini civili e militari stabilisce che un’esportazione può essere rifiutata se il Paese importatore è soggetto a sanzioni, a un embargo internazionale o se esistono legami comprovati con la criminalità organizzata o il terrorismo, cosa che non è il caso in questa fattispecie.

“Nel caso di Israele, le domande di esportazione vengono respinte anche se esistono motivi per ritenere che le merci esportate dalla Svizzera possano essere utilizzate in conflitti in corso o da Israele in relazione all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Non era il caso delle richieste approvate”, assicura la SECO, che rilascia i permessi di esportazione.

Evelyne Schmid, professoressa di diritto internazionale pubblico all’Università di Losanna, non è dello stesso avviso: “Bisogna tenere conto anche del contesto generale. Queste attività permettono a Israele di mantenere una situazione chiaramente contraria al diritto internazionale pubblico? Se la risposta è sì, allora queste esportazioni sono estremamente problematiche. E a mio avviso è così”.

Un’organizzazione non governativa composta in particolare da giuristi, la Lega svizzera per i diritti umani, ha anch’essa ottenuto i permessi d’esportazione consultati dalla RTS e sta valutando di avviare azioni legali contro alcune delle aziende coinvolte.

Componenti destinati a società d’armamento

Nel lotto dei beni svizzeri esportati tra il 2024 e il 2025 figurano componenti destinati alla società d’armamento Elbit, al Ministero israeliano della Difesa (tramite una sua filiale in Germania) o a un’azienda nota per la produzione di fosforo bianco destinato alle forze armate. Sono coinvolte una ventina di imprese.

Queste informazioni provengono dai permessi di esportazione per il periodo 2019-2025, resi pubblici grazie alla legge sulla trasparenza nell’amministrazione, a seguito di una richiesta formulata dalla RTS e da altri due media che hanno collaborato all’inchiesta: la Wochenzeitung e il collettivo investigativo WAV.

Beni con possibile impiego militare sotto la lente (La Matinale, RTS, 05.03.2026)

Macchine utensili molto richieste

I produttori di macchine utensili di precisione detengono una quota importante del mercato. Con sede nei Grigioni, la Trumpf Schweiz AG ha esportato diverse macchine per il taglio laser in Israele, tra cui tre modelli (per un valore di oltre 1,3 milioni di franchi) destinati al Ministero israeliano della Difesa. Si tratta di vendite realizzate con il supporto di una filiale svizzera dell’azienda con sede a Ditzingen, in Germania.

Il taglio laser consente la lavorazione di componenti metallici destinati, per esempio, a veicoli blindati. I componenti lavorati “servono a migliorare la sicurezza delle persone, ad esempio rinforzando la struttura dei veicoli. Sono esclusivamente destinati a soluzioni difensive, conformemente agli statuti della nostra azienda”, afferma Kira Unger, portavoce dell’impresa.

Esportazioni che rispettano “tutte le disposizioni legali vigenti”

Un altro grande nome del settore è StarragTornos. Attraverso il suo sito di produzione di Vuadens, nel canton Friburgo, l’azienda ha esportato due centri di lavorazione ad alta precisione (per un valore di 1,4 milioni di franchi) a società israeliane attive nel settore della difesa. Una di queste è Ricor, che sviluppa mini‑raffreddatori utilizzati in particolare nei sensori a infrarossi installati su droni, missili o sistemi di allerta antimissile. Ricor è inoltre proprietaria della società Netzer Precision Position Sensors, che produce sensori di posizione destinati tra l’altro all’esercito israeliano, per i carri Merkava e i veicoli blindati Namer ed Eitan.

StarragTornos ritiene di essere nel pieno della legalità, affermando che le esportazioni rispettano “tutte le disposizioni legali in vigore e le decisioni della Segreteria di Stato dell’economia”. Interrogata sull’uso finale dei beni, l’azienda afferma di aver ottenuto dagli importatori israeliani tutte le prove richieste, ma ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli.

StarragTornos non è l’unica società svizzera ad avere relazioni commerciali con Ricor. Con sede a Mendrisio, in Ticino, e specializzata nella fabbricazione di apparecchiature elettroniche avanzate, Metallux ha ottenuto un permesso di esportazione nell’aprile 2024 per vendere 500 circuiti ibridi alla stessa azienda israeliana. Due mesi più tardi, un altro permesso ha autorizzato l’esportazione di ulteriori circuiti ibridi destinati alla società israeliana SEMI-CONDUCTOR DEVICES, controllata dalle aziende d’armamento israeliane Rafael ed Elbit. Metallux non ha risposto alle richieste della RTS.

Vernici a uso militare…

Un’altra azienda il cui nome compare regolarmente nei permessi di esportazione analizzati è Mipa Coatings Schweiz AG, attiva nel settore delle vernici e dei rivestimenti. Con sede a Islikon, nel Canton Turgovia, l’impresa ha esportato vernici a uso militare a diverse società israeliane attive nel settore della difesa.

Tra queste figurano tre aziende che producono radar militari e sistemi di ventilazione per veicoli blindati, oltre a uno dei principali clienti del Ministero israeliano della Difesa: la società d’armamento Elbit.

L’azienda afferma di rispettare le norme legali e si limita a precisare che le vernici e i rivestimenti sono “destinati al trattamento di superfici e oggetti metallici”, senza ulteriori dettagli.

… o sistemi di tubature

Produttrice di sistemi di tubature per il trasporto di acqua, prodotti chimici e gas, l’azienda Georg Fischer, con sede a Sciaffusa, ha esportato diverse valvole per regolare il flusso dei fluidi, in particolare verso la raffineria israeliana di Ashdod, che annovera tra i suoi clienti società legate al Ministero israeliano della Difesa, secondo un rapporto dell’ONG olandese SOMO. Un altro cliente israeliano di Georg Fischer è Israel Chemical, che diverse ONG accusano di produrre fosforo bianco a uso militare, destinato in particolare a munizioni incendiarie. Pur essendo legale, l’uso di questo agente chimico è altamente controverso.

Secondo un rapporto di Human Rights Watch, è stato utilizzato dall’esercito israeliano a Gaza e in Libano nel 2023. Interpellata dalla RTS, Georg Fischer sostiene di essere tenuta a rispettare eventuali sanzioni o restrizioni commerciali imposte dalle autorità, che in questo caso non si applicano. “Se la SECO rilascia le licenze, consideriamo che tutto sia in regola”, afferma la società.

Volontà di mantenere i documenti segreti

Otto aziende si sono opposte alla comunicazione totale o parziale delle informazioni che le riguardano nei permessi di esportazione consultati dalla RTS grazie alla legge sulla trasparenza. Hanno motivato la loro richiesta affermando di temere un danno reputazionale o la violazione del segreto commerciale. Una di esse ha persino chiesto che l’accesso ai documenti fosse rinviato “fino alla conclusione di un accordo di pace riconosciuto a livello internazionale che ponga fine al conflitto israelo‑palestinese e israelo‑iraniano”.

Il delegato alla protezione dei dati è stato interpellato e si è pronunciato a favore della pubblicazione dei documenti, ritenendo che ciò sia giustificato da un interesse pubblico preponderante.

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