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La Cina decide il suo futuro tra le turbolenze

A Pechino si sono aperte le “due sessioni”: in otto giorni di riunioni, quasi tremila delegati approveranno una serie di leggi e il nuovo piano quinquennale fino al 2030

  • Un'ora fa
L'apertura delle "due sessioni"
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Cina: si delinea il nuovo piano quinquennale

SEIDISERA 05.03.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI da Taipei

La guerra in Medio Oriente, i dubbi sulle forniture di petrolio, la fragile tregua commerciale con gli Stati Uniti, le frizioni con il vicino Giappone. La Cina si riunisce per decidere il suo futuro in un momento particolarmente turbolento. A Pechino sono cominciate le “due sessioni”, le plenarie annuali dei due organi principali del sistema politico statale: l’Assemblea Nazionale del Popolo (con funzioni legislative) e la Conferenza Consultiva del Popolo (con funzioni consultive). In otto giorni di riunioni, i quasi tremila delegati del cosiddetto “parlamento cinese” approveranno una serie di leggi e il nuovo piano quinquennale fino al 2030, messo già preventivamente a punto dal plenum del Partito Comunista.

L’obiettivo di crescita del PIL

I lavori sono stati aperti dal discorso programmatico del premier Li Qiang, che ha fissato gli obiettivi economici e politici. Innanzitutto, è stato annunciato l’obiettivo di crescita del prodotto interno lordo (PIL), che per il 2026 è stato fissato tra il 4,5 e il 5% ma “impegnandosi per il meglio nella pratica”. È un target meno rigoroso e più cauto rispetto agli ultimi tre anni, quando era “intorno al 5%”. Addirittura, è il dato più basso dal 1991, cioè da prima della seconda grande stagione di riforme avviate dall’ex presidente Deng Xiaoping che hanno portato la Cina a diventare la seconda economia mondiale.

Il governo dunque riconosce ufficialmente che il rallentamento della crescita è strutturale. D’altronde, nei giorni scorsi Xi Jinping aveva invitato i funzionari del Partito Comunista ad abbandonare la cosiddetta “ossessione del PIL”. Tradotto: meglio uno sviluppo più legato agli obiettivi strategici e alla qualità, piuttosto che alla sola quantità. Lo scopo principale del nuovo piano quinquennale è d’altronde quello di implementare la rimodulazione del modello di sviluppo, riducendo i rischi sistemici (come il crollo del settore immobiliare degli ultimi anni) e rafforzare l’autosufficienza per schermarsi dalle turbolenze esterne, dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti ai conflitti globali che mettono a rischio l’interscambio.

Il nuovo budget militare

Annunciato anche il nuovo budget militare, su cui la Cina sembra voler dare un segnale di stabilità e di prevedibilità. Le spese di difesa aumentano infatti del 7%, con un rallentamento rispetto alla crescita del 7,2% degli ultimi anni. C’è però chi sostiene che le cifre reali siano più alte (“oltre il 40%”, secondo Bloomberg), visti la commissione militare-civile e il programma di ampliamento dell’arsenale nucleare, che dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran è destinato con ogni probabilità ad accelerare.

Le priorità del 2026

Li ha poi indicato le priorità del 2026 e del nuovo piano quinquennale. Al primo posto c’è l’espansione della domanda interna, obiettivo sin qui sempre sfuggito ma che viene ritenuto cruciale per ridurre la dipendenza dall’export e per accompagnare all’etichetta di “fabbrica del mondo” quella di società di consumi. Per raggiungere l’obiettivo, sono state promesse “politiche monetarie più flessibili” e “politiche fiscali più proattive”. Si parte dalla conferma dell’innalzamento del deficit al 4% del PIL (decisa lo scorso anno, abbandonando lo storico 3%) e dall’emissione di 1,3 trilioni di yuan (circa 150 miliardi di franchi svizzeri) in titoli del Tesoro speciali a lunghissimo termine per garantire “supporto continuo” ai consumi e ad altre misure strategiche. A questi, si accompagnano altri 300 miliardi di yuan (circa 38 miliardi di franchi svizzeri) di sostegno alle banche, provate dall’esposizione al settore immobiliare.

La seconda priorità indicata da Li è il rafforzamento delle cosiddette “nuove forze produttive”, vero e proprio mantra coniato già nel 2024 da Xi. Menzionati settori specifici come chip, intelligenza artificiale (con enfasi sui modelli open source), biomedicina e tecnologia quantistica. La terza priorità è il perseguimento dell’autosufficienza tecnologica, ritenuta cruciale per schermarsi dalle restrizioni alle catene di approvvigionamento più avanzate, vale a dire il punto debole di Pechino e la vera arma negoziale in mano a Donald Trump. Non a caso, l’aumento più marcato dei titoli di spesa riguarda proprio scienza e tecnologia: +10,4%.

Tra le altre priorità, Li ha menzionato la creazione di un mercato nazionale unificato, per equilibrare lo sviluppo e contenere i rischi come l’effetto domino che negli anni scorsi ha travolto immobiliare e fondi fiduciari. 

La transizione energetica

Altro obiettivo strategico, la transizione energetica. La Cina compie già da tempo investimenti enormi sulle rinnovabili, ma sin qui in modo parallelo ai continui investimenti sui combustibili fossili. Pechino prevede una riduzione delle emissioni di anidride carbonica per unità di PIL pari a circa il 3,8%. Segnale di una potenziale accelerazione, dovuta anche alle conseguenze delle crisi globali. Il conflitto in Medio Oriente mette a rischio una quota non banale delle importazioni di petrolio. La Cina prova a rispondere rafforzando l’autosufficienza, tanto che Li ha legato nel suo discorso lo sviluppo delle nuove energie alla sicurezza.

Alcune scelte lessicali lasciano poi trasparire una maggiore urgenza su Taiwan. Dalla tradizionale formula “ci opporremo alle forze indipendentiste” si è passati a “combatteremo risolutamente le forze indipendentiste”. Anche qui ci si aspettano mosse più proattive, non solo sul fronte militare ma anche su quello politico, tanto che il Partito Comunista sta rilanciando il dialogo con il Kuomintang, principale forza d’opposizione a Taipei con posizioni ben più dialoganti rispetto al governo attuale.

Nei prossimi giorni, oltre al piano quinquennale verranno approvate anche diverse altre leggi. Tra queste, spiccano un nuovo codice sulle politiche ambientali e una stretta sulle minoranze linguistiche, che prevede un ulteriore impulso alla campagna di “sinizzazione” promossa da Xi.

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