Gilets jaunes a Parigi
Gilets jaunes a Parigi (keystone)

"Movimento popolare e populista"

Chi sono i “giubbetti gialli” che hanno provocato parecchio trambusto in Francia? L’intervista al sociologo Michel Wieviorka

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Le manifestazioni dei “gilets jaunes”, i “giubbetti gialli”, hanno creato parecchia agitazione in Francia. Il bilancio delle proteste in tutto il paese parla per ora di un morto, 409 feriti (una quindicina gravi) e quasi 300 arresti. Ma chi sono i “giubbetti gialli” e per quale motivo sono così determinati? “È un movimento di protesta diretto principalmente contro il Governo che impone una tassa sui carburanti, proprio mentre c'è un aumento del prezzo del petrolio”, spiega ai nostri microfoni il sociologo francese Michel Wieviorka, professore alla École des hautes études en sciences sociales di Parigi.

RG 08.00 del 18.11.2018: l'intervista a Michel Wieviorka, di Lucia Mottini
RG 08.00 del 18.11.2018: l'intervista a Michel Wieviorka, di Lucia Mottini
 

“Attecchisce grazie a un sentimento generale secondo cui i piccoli pagano molte più imposte dei ricchi – aggiunge Wieviorka - Quindi è un movimento popolare e anche un po' populista. È un movimento che è molto più forte nelle regioni rurali e nelle periferie urbane dove si usa molto l'auto, per portare i bimbi a scuola, andare al lavoro e così via, e dove si risente molto dell'aumento della benzina. Ma devo aggiungere due cose. Prima di tutto il movimento esprime una collera più generale rispetto al Governo (perché le pensioni non sono più adeguate al rincaro, perché le riforme sociali sono considerate ingiuste...). Il Governo è giudicato tecnocratico e lontano dai cittadini. In secondo luogo, la protesta si esprime in questo modo perché in Francia non ci sono più mediazioni tra il potere e la popolazione. I sindacati sono molto indeboliti, i partiti classici sono molto indeboliti, le grandi associazioni sono molto indebolite”.

Gilet gialli ancora in piazza

Gilet gialli ancora in piazza

TG 20 di domenica 18.11.2018

 

È anche vero che all'inizio del mandato di Macron, spiega ancora il sociologo francese Michel Wieviorka, “ci sono state misure fiscali in favore di coloro che posseggono grossi patrimoni. Ma bisogna dire che tutte le riforme attuate dal Governo sono ponderate e meriterebbero di essere dibattute, e non semplicemente attaccate da manifestazioni di strada. Ma ciò non è possibile a causa della mancanza di mediazioni”.

L'attuale Governo francese poggia sulle rovine dei partiti classici di sinistra e di destra, e "di fronte al potere, alla popolazione rimane quindi solo la collera, l'indignazione e la protesta. Il governo ha la maggioranza al parlamento, può fare tutto politicamente, ma la società è scontenta e potrebbe rivoltarsi".

"La rotta non cambia"

"Siamo all'ascolto dei francesi, abbiamo sentito la loro esasperazione fiscale. Ma la rotta non cambia se si alza il vento": lo ha detto domenica sera, in diretta al telegiornale di France 2, il primo ministro francese, Edouard Philippe, escludendo ogni cambiamento di posizione sulla carbon tax, all'origine della protesta dei gilet gialli.

RG-Lucia Mottini/ludoC
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