Gli attacchi israeliani sul Libano continuano e la scorsa notte, per la prima volta, un missile ha colpito i quartieri settentrionali della capitale: un episodio che rischia di spingere altre persone a lasciare le proprie abitazioni, ad aggiungersi alla già enorme massa di sfollati. Si parla di centinaia di migliaia di persone.
Molte di loro si trovano ora sul lungomare di Beirut, dove il lungo viale è interrotto da piccole tendopoli. Sono gli sfollati della periferia sud, gente scappata di casa in poche ore con poco o nulla.
Sedute sul marciapiede ci sono intere famiglie. I ragazzi guardano le moto passare, mentre alcune donne chiacchierano attorno a un fuoco acceso in un bidone di metallo. Hassan è qui da una settimana. La sua casa è stata bombardata. Israele ha dichiarato che sotto il suo palazzo c’era un deposito di armi, racconta il giovane, che ammette di non sapere se questo sia vero.
Le tende degli sfollati sul lungomare di Beirut
RSI Info 13.03.2026, 09:06
Mohammad ha cinquant’anni e ci mostra dove vive ora. È solo e racconta le disavventure di questi giorni: c’era un ragazzo tra gli sfollati che si presentava come volontario, prendeva gli aiuti e diceva alle ONG che li avrebbe redistribuiti. Non è andata così: li portava al suo negozio. “Ci ha fregati tutti”, dice Mohammad alla RSI, mentre si avvicinano altri sfollati, indignati come lui.
Più in là, seduta per terra tutta sola, c’è una donna. Si chiama Imtisal, che significa “obbediente”. Fatica a ricordare da quanti giorni si trova lì. “Sono qui con mio papà. Cerchiamo di sorridere, parliamo… cerchiamo di dimenticare il tempo.” Come ti senti la mattina quando apri la tenda, esci, vedi tutte le altre e realizzi che è tutto vero? Imtisal piange. “Mi sento davvero male. Ma so che Dio ti fa soffrire anche per insegnarti a sentire la felicità.”
E lo dice mentre con forza si pizzica la pelle della mano, come per trasferire sul piano fisico un dolore emotivo troppo grande.







