Nirmal Purja nella storia

L’alpinista nepalese ha conquistato lo Shisha Pangma e in poco più di 6 mesi ha così salito tutti i 14 ottomila. Casella: "Reso possibile l'impossibile"

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“Rientro proprio oggi a Kathmandu dalla valle dell’Everest ed evidentemente nell’ambiente alpinistico non si parla d’altro che di questa impresa; un’impresa che ha senz’altro un valore storico soprattutto per la tempistica ridotta: 7 mesi per compiere quello che di solito richiede ai migliori alpinisti una vita intera o comunque diversi anni”.

 

Le parole sono quelle del collega giornalista, guida alpina e alpinista Mario Casella e il riferimento è ovviamente all’eccezionale impresa compiuta da Nirmal Purja, alpinista 36enne nepalese ed ex membro della marina reale britannica: la conquista di tutti i 14 ottomila, le montagne più alte della terra, in poco più di 6 mesi, per la precisione 189 giorni, con l’ausilio di ossigeno supplementare. Il più veloce finora era stato il polacco Jerzy Kukuczka che impiegò 8 anni tra il 1979 e il 1987. Everest, Lhotse e Makalu ad esempio sono stati saliti in soli tre giorni: “È una cosa inimmaginabile – prosegue Casella – anche a livello fisico, fisiologico, tecnico e sportivo. Si tratta di un’impresa fino ad oggi ritenuta impossibile”.

Una sfida che, oltre al fisico, ha dovuto superare non pochi ostacoli logistici, burocratici e amministrativi: “Aggiungerei anche diplomatici, se pensiamo che il permesso dalle autorità cinesi per scalare il Shisha Pangma, l’ultimo a mancare all’appello, è arrivato giusto pochissimi giorni fa”.

 

Mario Casella ha avuto anche, quasi per caso, l’opportunità di incontrare Purja a Kathmandu proprio quando era in attesa dell’ultimo permesso, che è stato concesso straordinariamente, considerato che proprio lo Shisha Pangma era stato chiuso a tutti gli alpinisti dalle autorità di Pechino per motivi di sicurezza dopo i numerosi incidenti degli ultimi anni.

Le polemiche sull’uso dell’elicottero e dell’ossigeno

Nirmal Purja per portare a termine la sua impresa si è dovuto giocoforza affidare anche a metodi e mezzi poco tradizionali, come l’elicottero per spostarsi da un campo base all’altro e l’ossigeno supplementare per raggiungere le vette. Scelte che non fanno l’unanimità tra gli alpinisti: “Nelle prossime ore immagino che – spiega ancora Casella da Kathmandu – si scateneranno feroci polemiche su questo aspetto, lui però ha sempre dichiarato fin dall’inizio le sue intenzioni, giustificate con i limiti fisiologici umani e con la maggior sicurezza. Per quanto riguarda l’elicottero è un tema delicato e sentito anche qui in Himalaya, dove viene usato come da noi per il salvataggio e il trasporto materiale, e si può essere d’accordo o meno, sta di fatto che se non lo avesse utilizzato sarebbe stato impossibile compiere le ascese in così breve tempo.”

Aspetti che faranno discutere ancora a lungo il mondo alpinistico, senza però nulla togliere all’impresa compiuta da Nirmal Purja.

RG 12.30 del 29.10.19 - La corrispondenza di Mario Casella da Kathmandu
RG 12.30 del 29.10.19 - La corrispondenza di Mario Casella da Kathmandu
 
RG/dielle
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