Non c'è pace per la Libia

Miliziani assediano nella notte di giovedì il Governo di Tripoli, con l'intenzione di mandare a monte le elezioni presidenziali ormai imminenti

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In Libia un gruppo di uomini armati, appartenenti alla milizia della Brigata Al-Samoud, ha circondato l'ufficio del primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah a Tripoli, mentre il presidente del Consiglio presidenziale Mohammed el Menfi ha richiesto l'intervento di una forza militare per proteggere la sua casa.

Sia il presidente al Menfi, sia i membri del Consiglio sono stati trasferiti in un luogo sicuro, dopo aver ricevuto informazioni sull'intenzione delle milizie armate di assaltare le loro abitazioni. Il leader della Brigata Al-Samoud ha annunciato che "in Libia non ci saranno elezioni presidenziali e chiuderemo tutte le istituzioni statali". Nelle stesse ore, vaste aree della capitale sono inoltre rimaste senza elettricità e sono piombate nel buio.

A far scoppiare una tensione latente e mai veramente sopita tra le varie fazioni armate del Paese, sarebbe stata la decisione dello stesso Menfi, in qualità di Comandante supremo delle forze armate, di sollevare dal suo incarico il comandante del distretto militare di Tripoli, Abdel Basset Marwan, vicino a potenti milizie locali, e di nominare al suo posto il generale Abdel Qader Mansour.

Quanto avvenuto conferma che i  signori della guerra libici non sembrano avere alcuna intenzione di lasciare il campo a un processo democratico e, a meno di dieci giorni dalle previste elezioni presidenziali che dovrebbero riportare la stabilità in Libia, fanno parlare le armi.

AFP/ATS/EnCa
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