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“Cambi di regime dall’alto? Le conseguenze possono essere devastanti”

Marco Mariano, professore all’Università di Torino, specialista dei rapporti tra Stati Uniti e America Latina, intervistato dalla RSI dopo l’attacco USA al Venezuela

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Blindati della Guardia Nazionale bloccano un viale che conduce al palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas, Venezuela, 3 gennaio 2026
07:25

SEIDISERA del 03.01.2026 - Attacco USA al Venezuela - L’intervista a Marco Mariano, professore all’Università di Torino, specialista dei rapporti tra USA e America Latina

RSI Info 03.01.2026, 19:23

Di: SEIDISERA - Francesca Calcagno / M. Ang. 

Il presidente statunitense Donald Trump ha cercato di legittimare - in una conferenza stampa - l’attacco militare contro il Venezuela, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, e la cattura del presidente venezuelano, Nicolas Maduro e di sua moglie. Di fronte alle crescenti proteste internazionali per l’aggressione militare, l’amministrazione Trump parla di necessità di combattere il narcotraffico e il terrorismo, di cui accusa Maduro. Sabato è anche stato reso pubblico l’atto d’accusa della procura degli Stati Uniti nei confronti di Maduro. Per inquadrare quanto accaduto SEIDISERA della RSI ha intervistato Marco Mariano, professore all’Università di Torino, specialista dei rapporti tra Stati Uniti e America Latina.

Le condanne e i richiami al diritto internazionale ci sono stati ma per il Venezuela liberarsi di Maduro è un bene?

“Visto il record della guida di Maduro nel Paese sudamericano di questi ultimi anni, sono propenso a dire di sì, perché è un bilancio disastroso quello di Maduro, in termini di capacità di assicurare prosperità e libertà al proprio popolo. Ricordiamo che siamo ormai a quasi 8 milioni di venezuelani fuoriusciti dal Paese negli ultimi anni. Verrebbe da dire che sia difficile fare peggio, tenendo conto dell’isolamento in cui è caduto il Paese sudamericano, dell’impoverimento della popolazione, della privazione di libertà fondamentali e della violazione dei diritti politici, che è stata manifesta anche in occasione dell’ultima tornata elettorale, il cui esito è stato sostanzialmente sovvertito dalle autorità. Naturalmente tutto questo tenendo presente cosa potrebbe succedere in una fase di transizione che si annuncia complicata e molto nebulosa. Intendo dire che la situazione attuale del Venezuela è disastrosa sotto molti punti di vista, compreso quello umanitario. C’è però da non escludere una deriva di ulteriore aggravamento della situazione interna. Per cui la domanda è legittima La risposta è complessa. In linea di massima dico sì, è un bene perché è difficile fare peggio. Però attenzione, perché quando si mettono in atto transizioni e cambiamenti di regime dall’alto, le conseguenze possono essere devastanti. Ricordiamo cosa è successo non molto tempo fa nell’Iraq post Saddam Hussein, anche se naturalmente i casi sono abbastanza diversi tra di loro”.

Trump in conferenza stampa ha cercato di legittimare l’operazione di questa notte con la lotta al narcotraffico e al terrorismo. È stato pubblicato un atto d’accusa nei confronti di Maduro. Quanto c’è di vero in tutto questo?

“A prima impressione si direbbe piuttosto poco, nel senso che le basi legali sembrano davvero deboli per quanto riguarda l’atto di accusa portato dal Dipartimento della giustizia statunitense, perché in sostanza si designa la famigerata organizzazione Tren de Aragua come un’organizzazione narco-terroristica impegnata in un’invasione degli Stati Uniti con la collaborazione e complicità attiva di Maduro e di altri esponenti del regime venezuelano deposto o comunque sotto attacco. Le basi fattuali di questa connessione tra Maduro e i leader di Tren de Aragua, al momento, sembrano non esserci o perlomeno non sono ancora state esplicitate. Quindi questo è uno dei punti oscuri e particolarmente problematici per quanto riguarda la legalità e costituzionalità dell’intervento statunitense. Non a caso già ora diversi esponenti del Congresso degli Stati Uniti stanno sollevando il problema, chiedendo all’amministrazione - sostanzialmente - di esplicitare e mettere a disposizione informazioni che surroghino in qualche modo questa base legale, che sembra al momento molto debole”.

Riguardo i rischi che intravede nel periodo di transizione... che legittimità avrebbe la leader dell’opposizione Corina Machado come futura presidente?

“Anche su questo punto lo scenario è ancora particolarmente fosco. Nel senso che, in un’intervista data poco fa a Fox News, Trump ha citato la vicepresidente Delcy Rodriguez; è una figura ovviamente legata al regime ma che è sempre stata considerata quella un pochettino più aperturista, soprattutto dal punto di vista delle riforme economiche in direzione di un’apertura dell’accesso alle risorse petrolifere del Paese. La Rodriguez è la vicepresidente quindi avrebbe da questo punto di vista qualche legittimità legale e una credibilità presso gli ambienti economici, gli investitori statunitensi e internazionali. Machado è una figura naturalmente di grande notorietà e visibilità pubblica, però anche per le sue prese di posizione piuttosto intransigenti nei confronti del regime (cioè non disponibili a nessun tipo di compromesso), potrebbe essere difficilmente utilizzabile in una fase di transizione in cui è ipotizzabile che qualche accordo, più o meno esplicito, con i militari al potere sia necessario. Quindi, naturalmente, anche in questo caso lo scenario è completamente fluido e in evoluzione. Difficile ipotizzarlo ora. Gli Stati Uniti, per bocca di Trump, dicono sostanzialmente che governeranno il Venezuela verso la transizione. Non si capisce esattamente come, visto che non risultano esserci truppe statunitensi sul suolo venezuelano. La rosa dei candidati è ampia. Non credo che Machado sia la prima scelta”.

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