Giorgia Meloni (keystone)

"Non vedo in Giorgia Meloni una pericolosa nazifascista"

La premier in pectore, "erede" del MSI e di AN, ha condannato con forza "la vile e disumana deportazione di ebrei romani". È opportunismo o è sincera? - L'intervista ad Alessandro Sallusti, direttore di Libero

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Il 16 ottobre del 1943 a Roma ben 689 donne, 363 uomini e 207 bambini furono trascinati all'alba fuori dalle loro case dalle SS naziste, con l'aiuto dei fascisti italiani. Quest'anno, l'anniversario del rastrellamento degli ebrei nella capitale italiana vede una premier in pectore ("erede" dei partiti Movimento Sociale Italiano e Alleanza Nazionale), Giorgia Meloni, che con forza condanna: "La vile e disumana deportazione di ebrei romani per mano della furia nazifascista: donne, uomini e bambini furono strappati dalla vita, casa per casa". "Un orrore che deve essere da monito - dice la leader di Fratelli d'Italia, sapendo che il mondo guarda alle sue parole - perché certe tragedie non accadano più.

La RSI ha ragionato con Alessandro Sallusti, direttore di Libero, proprio su queste parole.

Tra i discorsi di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, ma anche di Lorenzo Fontana (neo presidente della Camera) e di Ignazio Benito Maria La Russa (neo presidente del Senato) sul 16 ottobre del 1943, ossia sul rastrellamento del ghetto di Roma, sono state espresse appunto parole inequivocabili. Meloni ha parlato di una deportazione vile e disumana. A bruciapelo: quanta dose di opportunismo c'è?

"Io non lo so, bisognerebbe chiederlo a lei. Però vi segnalo una cosa, che in Italia, quando un politico di destra dice qualcosa di forte, dicono: "Tu lo dici perché ti fa comodo dirlo",  che è un pregiudizio. Io non posso firmare, da notaio, che lei ci crede davvero, ma io devo dire che, fino a prova contraria, dobbiamo crederci. Perché se no, cosa gli chiediamo a fare di esprimersi, se poi una volta che si esprime si dice: "Va bene, ma non vale". Questo è un po' il clima in Italia".

Anche perché ci si chiede: se la destra non fosse arrivata al Governo, queste parole le avrebbe detto ugualmente?

"Io non vedo onestamente in Giorgia Meloni una pericolosa nazifascista. Non mi risulta che abbia mai detto parole di velata ambiguità rispetto alla tragedia dell'Olocausto e a quello che è successo in Italia (e non solo in Italia) in quegli anni. Probabilmente adesso le ha dette e con questa forza e chiarezza, anche perché adesso (e solo adesso), è candidata a guidare il Paese e quindi ha una responsabilità non solo dei suoi elettori, ma di tutta una nazione".

Alessandro Sallusti, direttore di Libero
Alessandro Sallusti, direttore di Libero (keystone)

È vero che in campagna elettorale circolava un video in cui la giovane Meloni parlava di un "Mussolini come di un buon politico". Ma al di là di questo, le nuove parole di Giorgia Meloni possono essere lette anche come un messaggio verso l'interno, ossia verso i dirigenti (piccoli e medi) che hanno giocato e forse giocano ancora al nostalgismo?

"Questo è possibilissimo e non è da oggi (io direi da sempre), ma comunque da anni, che la linea di Giorgia Meloni è di assoluta intransigenza e severità nei confronti di quei militanti di Fratelli d'Italia che si lasciano andare (parliamo veramente di questioni assolutamente marginali, ma comunque esistono) a strane cose: dal saluto fascista al tatuaggio del Duce, a queste robe qui. Quando una famiglia cresce così in fretta, come è cresciuta quella di Fratelli d'Italia, che è passata dal 2% al 26% nel giro di pochi anni, insomma, è possibile che ci siano delle mele marce all'interno, ma lei è sempre stata di una rigidità addirittura ossessiva nei loro confronti".

Parliamo del passato, della svolta di Fiuggi che nel 1995 portò allo scioglimento dell'allora Movimento Sociale Italiano e alla nascita di Alleanza Nazionale. Allora furono necessari congressi, tesi, elaborazioni. Oggi questo passaggio avviene sulla parola dei singoli leader. Ha lo stesso valore?

"Vale uguale. Perché Giorgia Meloni è quello che sta dicendo. C'è un congresso rifondativo. Lo ha fatto nel momento in cui ha fondato Fratelli d'Italia, che è una rifondazione, rispetto ad AN e quindi non è che deve fare un congresso ogni anno per ribadire: "Guardate che non siamo più fascisti e credo che valga per sempre".

SEIDISERA
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