Non è la prima volta che il presidente si schiera così fermamente su questo dibattito (Keystone)

Per Trump i "confederati" restano

Il presidente statunitense si schiera contro la ridenominazione delle basi militari intitolate a militari sudisti

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Le proteste scaturite dalla morte di George Floyd hanno innescato ampi dibattiti riguardo a simboli commemorativi legati al passato degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump, tramite dei tweet, si è detto completamente contrario alla richiesta di rinominare le basi militari intitolate a militari sudisti degli Stati Confederati, indissolubilmente legati alla schiavitù e alla Guerra di secessione, opponendosi alle aperture manifestate invece dai rappresentanti del Pentagono, tra cui il segretario alla Difesa Mark Esper.

Secondo il capo della Casa Bianca questo sarebbe una mancanza di rispetto verso i soldati, mentre per molti si tratta di una celebrazione del passato razzista del paese. Sul patibolo sono finite 10 basi militari, situate tutte nel sud del territorio statunitense, che lo stesso presidente descrive come "leggendarie" e "parte del patrimonio americano".

Il Pentagono aveva già preso in considerazione la possibilità di rinominare queste basi nel 2015, dopo la sparatoria di Charleston dove un giovane suprematista bianco uccise nove persone di colore in una chiesa, ma l'esercito decise di mantenere i nomi attuali.

Allo stesso momento, in una lettera alla commissione congiunta di Camera e Senato, la presidente della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi ha chiesto di "rimuovere immediatamente" una decina di statue nelle sale del Congresso, che rappresentano uomini associati alla storia confederata fatta di razzismo e schiavitù.

"Se da una parte credo che sia un imperativo non dimenticare la nostra storia affinché non si ripeta, credo anche che non ci sia spazio per celebrare la violenza bigotta di alcuni uomini nei saloni del Congresso", ha commentato la speaker.

 

 

ATS/buzellig
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