(keystone)

Piano di Theresa May cestinato

La Camera dei comuni britannica rifiuta l'intesa che la premier ha stipulato con l'Unione Europea per il divorzio del Regno Unito

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I deputati britannici, riuniti martedì sera a Westminster, hanno respinto l’accordo di divorzio concluso con l’Unione Europea dalla premier Theresa May con un voto che rende il futuro del Regno Unito ancora più incerto di quanto già non fosse. La ratifica è stata negata con uno scarto di 230 schede (432 i "no", 202 i "sì"), una sconfitta molto pesante (addirittura la più pesante dagli anni Venti del secolo scorso) per il Governo.

 

A questo punto possono essere prese in considerazione diverse opzioni, tra cui il rinvio della separazione, che da programma dovrebbe essere effettiva dal 29 marzo, seppure con un periodo di transizione che giungerebbe a scadenza il 31 dicembre 2020, la rottura brutale, ma anche la rinuncia.

Mozione di sfiducia dell'opposizione

Subito dopo la bocciatura dell'intesa, Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di sfiducia all'Esecutivo. Il numero uno dell'opposizione laburista ha parlato di rovescio devastante e ha accusato l'avversaria d'essersi negata al dialogo, anteponendo gli interessi del partito conservatore a quelli del paese; ha poi auspicato che già mercoledì la Camera emetta il suo verdetto sull'incompetenza del Governo e di chi lo guida.  

 

La prima ministra, dal canto suo, non ha avuto difficoltà ad ammettere che la disfatta è stata netta, ma ha anche osservato che sul tavolo non sono comparse altre varianti. Ha poi aggiunto che, se dovesse essere riconfermata nell'incarico, continuerebbe a lavorare per trovare una soluzione soddisfacente. Per ora, dunque, nessuna dimissione. 

"Nessun accordo? Non c'è problema" (keystone)

Le reazioni a Bruxelles

Jean-Claude Junker ha preso atto "con rammarico" della scelta della Camera dei comuni, sottolineando però che da parte dei Ventisette il processo di ratifica dell'accordo di recesso prosegue. Constatando che il rischio di un'uscita disordinata è aumentato, il presidente della Commissione europea ha chiesto a Londra di chiarire le sue intenzioni "il prima possibile".

Donald Tusk ha invitato le autorità d'Oltremanica a ripensare l'intero processo. "Se un'intesa è impossibile e nessuno vuole che l'intesa non ci sia, allora chi avrà alla fine il coraggio di dire qual è l'unica soluzione positiva?", s'è chiesto retoricamente il presidente del Consiglio comunitario. 

AFP/ANSA/dg

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