Si prega per le vittime (Keystone)

Prosegue la guerra in Etiopia

Oltre 500 i morti nel conflitto che vede coinvolti l'esercito e la milizia del fronte per la liberazione del popolo tigrino

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La guerra nel nord dell'Etiopia avrebbe provocato almeno 550 morti. La situazione continua a peggiorare, con gli scontri tra l'esercito e la milizia del fronte per la liberazione del popolo tigrino (Tplf) che non cessano. Il primo ministro Abiy Ahmed, che nel 2019 ha vinto il premio Nobel per la pace, ha rifiutato di negoziare per la pace con la leadership politica della regione del Tigrè.

L'aeronautica militare dell'Etiopia ha dichiarato di aver bombardato mercoledì i depositi di armi e carburante nello Stato regionale dei Tigrè, nel nord del Paese. Le organizzazioni dei diritti umani hanno intanto accusato le autorità di gravi violazioni. Molti anche i giornalisti fermati o addirittura arrestati.

Le due parti sono in rapporti tesi dall'ascesa al potere di Abiy, di etnia Oromo, che ha sciolto la coalizione che per 30 anni è stata al Governo del Paese del Corno d'Africa, per fondare il partito della prosperità. Il Tplf, predominante nella coalizione, si è rifiutato di aderire alla nuova forza politica e lo scorso settembre ha tenuto anche elezioni locali, nonostante il divieto del Governo a causa della pandemia.

FD/ATS/RG
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