I lavoratori di questo McDonald's scioperano davanti al fast-food di Des Moines, la capitale dell'Iowa (Emiliano Bos / RSI)

Sciopero McDonald’s, non solo salario

In Iowa i dipendenti chiedono aumento a 15 dollari all’ora ma denunciano anche condizioni difficili di lavoro – Il nostro reportage tra i lavoratori

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

“We work, we sweat for 15-a hour check”. Lavoriamo e sudiamo per 15 dollari l’ora, cantano i lavoratori di questo McDonald’s di periferia. Siamo a Des Moines, la capitale dell’Iowa. E qui – come in gran parte dei 14'000 punti della più celebre catena di fast food del mondo – nessuno guadagna quei 15 dollari orari.

Lo stipendio non basta. Arrivare alla fine del mese “è impossibile” ci dice Sarah Ransom, 44 anni, un viso appesantito dalla fatica che mostra molti anni in più. Dopo due lustri di lavoro in questo McDonald’s veniva pagata 8,75 dollari l’ora. È stata costretta a cambiare. Ora ha trovato impiego a qualche chilometro da qui, in un altro McDonald’s, gestito in franchising da un titolare più magnanimo. Che ha concesso a Sarah 9,50 dollari per ogni ora di lavoro.

Sono pagati 8-9 dollari all'ora questi lavoratori. Chiedono di aumentare il loro salario orario a 15 dollari ma denunciano anche condizioni di lavoro difficili.
Sono pagati 8-9 dollari all'ora questi lavoratori. Chiedono di aumentare il loro salario orario a 15 dollari ma denunciano anche condizioni di lavoro difficili. (Emiliano Bos / RSI)

Sarah è una mamma single. Ha 4 figlie, di cui una disabile. Deve prendersi cura anche di sua madre. Come se non bastasse, su di lei pesa ancora il fardello del debito universitario. Grazie a quel prestito è riuscita a laurearsi. Ma ora non ha soldi per restituire quei 20'000 residui. A queste condizioni, semplicemente non ha il denaro sufficiente. Non ha nemmeno un’assicurazione sanitaria né un piano pensione.

“Donne, immigrati e afro-americani: siamo noi che portiamo avanti McDonald’s, ma i dirigenti non ci ascoltano. Guadagnano un sacco di soldi e ci costringono a lavorare in queste condizioni”, dice al megafono Kelly Osborn, un’altra dipendente. Spiega che la protesta non è solo per 15 dollari e per il diritto all’attività sindacale. Ma anche per le condizioni di lavoro difficili. Parla di “molestie sessuali”, “mancanza di rispetto”. Lo confermano le decine di scioperi in moltissimi McDonald’s in tutti gli Stati Uniti.

Il CEO di McDonald’s, Steve Easterbrook, si è dimesso pochi giorni fa dopo le accuse di una relazione impropria con una dipendente. Riceverà comunque una buonuscita di 42milioni di dollari.

La senatrice Kamala Harris, candidata democratica alle primarie per la Casa Bianca, allo sciopero dei lavoratori di McDOnald's in Iowa
La senatrice Kamala Harris, candidata democratica alle primarie per la Casa Bianca, allo sciopero dei lavoratori di McDOnald's in Iowa (Emiliano Bos / RSI)

“Lotterò al vostro fianco per 15 dollari all’ora e per la dignità del lavoro”, grida a sua volta nel megafono la senatrice Kamala Harris. È una dei 18 candidati alle primarie democratiche per la Casa Bianca. Il suo partito ormai ha imbracciato la battaglia per il minimo salariale grazie soprattutto alla piattaforma progressista portata avanti già alle presidenziali del 2016 da Bernie Sanders, considerato insieme a Elizabeth Warren il candidato più a sinistra tra i democratici. Che questa sera si sfideranno nell’ennesimo dibattito in prima serata televisiva.

Scarpe da tennis e SUV nero d’ordinanza con la scorta, la senatrice ascolta i lavoratori. Assicura il suo impegno per difendere le loro famiglie. Una manciata di minuti. Una passerella elettorale vantaggiosa prima di correre ad altri due eventi nella stessa città.

Sarah non è convinta. Ma prova ad avere fiducia. Per lei le elezioni del 2020 sono lontane. Il suo orizzonte non arriva oltre le due settimane, cioè la cadenza del suo stipendio. Come si dice qui, è una vita “paycheck to paycheck”, da una busta paga all’altra.

Sperando che arrivi presto.

Emiliano Bos – corrispondente RSI dagli Stati Uniti
Condividi