L'attuale premier Gentiloni (terzo da sinistra) stringe la mano a Renzi
L'attuale premier Gentiloni (terzo da sinistra) stringe la mano a Renzi (keystone)

Scissione PD, atto finale

L'ex premier Renzi: "Litigano sul nulla, penso al futuro". Emiliano si candida segretario, Bersani non sarà al congresso

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Il Partito Democratico italiano si appresta ormai a sancire la scissione annunciata: mentre l'ex premier Matteo Renzi vola in California, convinto che "peggio delle scissioni ci sono i ricatti", i bersaniani non partecipano alla direzione, annunciano con Roberto Speranza di essere al lavoro "per un nuovo soggetto di centrosinistra" e già puntano a formare gruppi autonomi sia alla Camera sia al Senato a partire da giovedì. Il PD, dunque, cambierà volto, con un ex segretario e storico protagonista della sinistra di governo come Pierluigi Bersani che ha deciso di non rinnovare la tessera.

Chi, invece, dopo varie titubanze, decide di restare nel PD e di sfidare al congresso il leader dimissionario è il governatore pugliese Michele Emiliano, che prende un'altra strada rispetto alla minoranza "perché il PD è casa mia e nessuno può cacciarmi". Una casa che il fondatore Romano Prodi guarda ormai da lontano, assistendo a quello che definisce "un suicidio politico".

La sfida, anche senza la sinistra interna, si annuncia senza sconti. Renzi punta a riaffezionare militanti e iscritti dopo lo choc della rottura. "Gli addii addolorano ma non possiamo bloccare oltre la discussione nel PD e nel paese", ha detto il leader dimissionario. La battaglia, secondo i suoi piani, lo legittimerà di nuovo come segretario il 7 maggio.

ATS/M. Ang.

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