Siria, i tunnel della guerra

L'arrivo a Damasco: civili e ribelli lasciano i quartieri assediati intorno alla capitale mentre spunta una rete di cunicoli da cui passavano cibo e armi

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Il nostro diario di viaggio siriano inizia da Damasco. La capitale, dove la vita in alcune zone scorre fluida e almeno all’apparenza nella normalità, conosce ancora diverse aree dove c’è molta tensione. 

E’ di questi giorni la notizia della conclusione - o della parziale conclusione - delle evacuazioni di alcuni quartieri abitati da civili e ribelli intorno alla città, come Barzeh e Qaboun. Solo da quest’ultimo sono uscite finora circa 2.300 persone, tra cui più di mille uomini armati. I militari dell’esercito che hanno condotto le operazioni hanno inoltre scovato dei tunnel scavati dai ribelli per collegare Qaboun con Arbin, un’altra area abitata dagli insorti. Una rete di  cunicoli sotterranei – una decina in tutto, a diversi metri di profondità – da dove passavano cibo e armi eludendo il controllo dei soldati siriani. Restano però ancora tre quartieri da evacuare vicino a Damasco: Jobar, Tadamoun e più a sud Yarmouk, luogo divenuto tristemente noto in tutto il mondo, nel 2014, per le foto che ritraevano bambini e persone uccise dalla fame, perché lì gli aiuti non potevano arrivare, e dove i civili erano costretti a pagare con la vita un conflitto che sarebbe stato ancora molto lungo.

Ma il piano del governo per liberare le aree assediate, facendo deporre le armi ai ribelli prima di trasferirli nella provincia (da loro controllata) di Idlib, secondo l’Onu sono solo sfollamenti forzati, fatti non nell’interesse della tutela dei civili, e che di conseguenza potrebbero essere paragonabili a un crimine di guerra.

Paola Nurnberg e Roberto Antonini

Il Diario di viaggio

La Corrispondenza delle 07:05 su Rete Due:

 

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