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Ginevra, il giorno dei colloqui su Ucraina e Iran

Svizzera al centro della scena internazionale. Sul tavolo da una parte la questione territoriale, dall’altra il programma nucleare e le sanzioni

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Occhi puntati su Ginevra
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RG 07.00 del 17.02.2026 Il servizio di Alan Crameri sulla Ginevra internazionale

RSI Info 17.02.2026, 07:10

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Di: ATS/RG/pon 

Gli occhi della diplomazia internazionale sono puntati sulla Svizzera quest’oggi, martedì. A Ginevra si incontrano per negoziati bilaterali una delegazione statunitense e una iraniana e poi per trattative trilaterali i rappresentati di Stati Uniti, Russia e Ucraina. Per la città sul Lemano - che ha subito la perdita negli ultimi anni di posti di lavoro anche nelle agenzie delle Nazioni Unite e ha visto il suo ruolo e il suo prestigio internazionali ridimensionati - è una notizia positiva per quanto i colloqui si tengano al di fuori del quadro multilaterale internazionale. Ed è una buona notizia anche per la Confederazione. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis spiega con i recenti viaggi a Kiev e pure a Mosca, in veste di presidente di turno dell’OSCE, il fatto che il Cremlino abbia acconsentito a incontri in Svizzera. Era un’ipotesi infatti esclusa da parte russa da quanto il nostro Paese aveva accolto la conferenza del Bürgenstock nel 2024, alla quale il Cremlino non era stato invitato a partecipare.

Berna offre i suoi buoni uffici, aveva ribadito la settimana scorsa il responsabile della comunicazione del DFAE Nicolas Bideau, dopo l’annuncio dei colloqui. Gli attori al tavolo delle trattative sono comunque altri.

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Ginevra al centro della diplomazia internazionale

Telegiornale 16.02.2026, 20:00

Russia-Ucraina-USA, la questione dei territori

Al centro dei negoziati fra statunitensi, russi e ucraini c’è soprattutto la questione dei territori e in particolare di quella parte di Donbass che le truppe russe non hanno ancora occupato. Mosca chiede che Kiev si ritiri da essa, mentre da parte ucraina non c’è disponibilità a cedere su questo aspetto decisivo per un accordo di pace. Nonostante la crisi energetica dovuta ai bombardamenti, la lenta ma costante erosione dovuta all’avanzata russa e le pressioni della Casa Bianca (Donald Trump è tornato a ribadire nelle ultime ore che l’Ucraina deve negoziare), Volodymyr Zelensky ha recentemente ribadito di preferire nessun accordo a un cattivo accordo. La delegazione di Kiev è di altissimo livello, guidata da Rustem Umerov e da Kyrylo Budanov, oggi forse i due uomini più vicini al presidente. Quella russa comprende ancora il capo del GRU Igor Kostyukov, il militare che aveva tenuto le redini duranti i recenti round di Abu Dhabi, ma stavolta è capeggiata da Vladimir Medinsky, uomo di fiducia di Vladimir Putin, che rappresentò Mosca ai negoziati in Turchia sia nel 2022 che nel 2025.

Per gli Stati Uniti ci sono l’inviato e il genero di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner.

USA-Iran, missili e arricchimento

Prima di sedersi al tavolo con russi e ucraini, i rappresentanti della Casa Bianca avranno uno scambio con il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi. Washington, con l’invio in Medio Oriente di due portaerei e relative navi di supporto, fa pendere sul capo di Teheran la più classica delle spade di Damocle in caso di fallimento dei negoziati, seguito di quelli tenutisi in Oman il 6 febbraio. Le richieste statunitensi - e di Israele convitato di pietra del faccia a faccia - riguardano in particolare il programma nucleare iraniano e l’arricchimento di uranio.

Abbas Araghchi, a destra, a colloquio lunedì a Ginevra con il numero uno dell'AIEA Rafael Grossi

Abbas Araghchi, a destra, a colloquio lunedì a Ginevra con il numero uno dell'AIEA Rafael Grossi

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Del quantitativo arricchito al 60% (più di quanto prevedesse l’accordo stracciato dalla Casa Bianca negli anni scorsi, ma meno di quanto serva a fabbricare una bomba) si sono perse le tracce dopo i bombardamenti israelo-statunitensi del 2025. E da allora l’AIEA non ha più avuto accesso per le ispezioni alle installazioni nucleari iraniane. Teheran si dice disposta a un compromesso sull’arricchimento e alla ripresa delle verifiche che accertino il carattere pacifico del suo programma atomico. In cambio chiede la fine delle sanzioni. Inoltre ha le sue linee rosse riguardo in particolare al programma missilistico, sua unica arma di difesa di cui Tel Aviv la vorrebbe privare, e non intende tagliare i ponti con i movimenti suoi alleati in Medio Oriente, come Hezbollah.

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