A Londra, negli eleganti saloni della residenza dell’ambasciatore svizzero, tutto è pensato per presentare la Confederazione sotto la luce migliore. Lampadari scintillanti, un’imponente arazzo di Le Corbusier e opere di Max Bill accolgono i parlamentari e le delegazioni ricevute dall’ambasciatore Dominique Paravicini nei vari saloni della residenza.
Un tesoro al riparo da sguardi indiscreti
Ma un altro tesoro ha di che sorprendere gli ospiti: sotto la residenza, il garage dell’ambasciata è decorato con vivaci murales di street art. Una cinquantina di opere ricoprono muri e pilastri. Sedici sono firmate Banksy, figura emblematica e misteriosa dell’arte urbana, le cui creazioni oggi raggiungono quotazioni di diversi milioni. La collezione custodita nel parcheggio dell’ambasciata è la più ricca conosciuta al mondo.

Sedici opere del parcheggio dell'ambasciata svizzera a Londra sono firmate Banksy
Quando ha assunto l’incarico, Dominique Paravicini non poteva credere ai suoi occhi: “Sono rimasto sorpreso dai colori nel garage”, racconta. “È un incredibile valore aggiunto per il nostro lavoro diplomatico. È qualcosa che dobbiamo proteggere. Ed è anche un simbolo della collaborazione tra artisti britannici e svizzeri”.
Grande discrezione
“È pure una motivazione in più per i nostri collaboratori a venire al lavoro”, dice sorridendo il glaronese. I dipendenti che arrivano in auto parcheggiano quindi ogni giorno davanti alle opere di uno degli artisti più conosciuti e quotati al mondo.
Eppure, per quasi 25 anni, l’ambasciata di Svizzera ha custodito questo tesoro nella massima discrezione. Una riservatezza rivendicata dall’ambasciatore: “Bisogna trovare un equilibrio tra luogo di lavoro e spazio espositivo. Questo garage non potrà mai essere aperto al pubblico, quindi dobbiamo trovare la giusta via di mezzo. Voi la chiamate discrezione, noi la chiamiamo eleganza svizzera”.
La sua opera preferita? Un’iscrizione di Banksy, “This is not a photo opportunity”, dipinta sotto una telecamera di sorveglianza. “Adoro questa ironia”, confida l’ambasciatore.

Un'iscrizione di Banksy "This is not a photo opportunity" sotto una telecamera di sorveglianza del garage
Stupore nel mondo dell’arte
Per Isobel Muir, curatrice alla Tate che ha catalogato queste opere, una collezione del genere non si è mai vista altrove. “Non abbiamo mai visto così tante opere di artisti di primo piano riunite in un solo luogo. Qui si scopre la genesi di idee diventate celebri in tutto il mondo”, sottolinea. Alcuni murales segnano persino l’inizio di codici visivi oggi indissociabili da Banksy, come l’uso del carattere Courier New o dello stencil.
È impossibile stimare il valore della collezione, afferma Muir. “Pochi Governi oggi oserebbero lanciarsi in un progetto simile. Non sarebbe possibile ricrearle, sono opere letteralmente inestimabili”, aggiunge.
In ogni caso, non potrebbero essere messe in vendita. “Sono intrinsecamente legate al luogo. Nel momento in cui le si rimuove da questo contesto, il loro valore cambia completamente, perché sono state concepite per questo spazio e si rivolgono a questo spazio. Gran parte del significato di queste opere deriva dal fatto che si trovano qui, nell’ambasciata di Svizzera”, afferma la curatrice.

Un grande affresco di Banksy
Il gioco tra le opere e il loro ambiente è particolarmente evidente nella grande installazione di Banksy che raffigura 21 ritratti “warholiani” di Lenin truccato da punk. Intitolata Vulture Capitalists, un gioco di parole in inglese tra venture capitalists (investitori ad alto rischio) e vulture (avvoltoio), l’opera può essere letta come una riflessione degli artisti sul luogo stesso, spiega Muir. “Questi giovani ribelli volevano commentare il fatto che l’unico modo per essere liberi di creare fosse attraverso l’autorizzazione di un governo”.
“La migliore collezione al mondo”
Dave Stuart è una guida specializzata per gli Shoreditch Street Art Tours. Accompagna turisti e appassionati in ogni angolo di Londra alla ricerca di opere di arte urbana. Anche lui ha potuto vedere la collezione dell’ambasciata di Svizzera, che considera “la migliore al mondo”.
Le opere di Banksy sono rare, in parte a causa del loro immenso valore. Alcune vengono rubate immediatamente, altre sono distrutte dalle autorità o coperte da tag di altri artisti. “Ma spesso i proprietari le mettono subito al riparo non appena è confermata la loro autenticità, per proteggere l’investimento”, spiega la guida.
Si tratta di una differenza enorme rispetto all’inizio degli anni 2000, quando il garage dell’ambasciata è stato dipinto. All’epoca, la street art non aveva ancora acquisito dignità artistica, ricorda Stuart: “Era considerata vandalismo. Venivano chiamati graffiti ed erano un reato. Oggi sono oggetti da collezione. Si comprano, si vendono, hanno un valore. Le cose sono cambiate in modo radicale. E l’artista noto come Banksy ha avuto un ruolo fondamentale in questa trasformazione”.
Una serata del 2001
Un indizio sull’origine delle opere è graffitato su un pilastro del parcheggio: W.A.B. È un omaggio a Wolfgang Amadeus Brülhart, allora addetto culturale dell’ambasciata. Diplomatico e appassionato d’arte, è lui l’ideatore del progetto.
Nel 2000 convince l’ambasciata ad aprire il garage a dei graffitari per sette notti, e poi durante un evento aperto al pubblico, alla fine di gennaio 2001, per un’esperienza artistica senza precedenti. “Ci furono molte discussioni, molti erano contrari, ma l’ambasciatore dell’epoca prese una decisione coraggiosa” ricorda Brülhart.
Le regole erano severe: gli artisti dovevano lavorare di notte, nessuna attività illegale sarebbe stata tollerata e Wolfgang Amadeus Brülhart sarebbe stato presente per tutta la durata del progetto. “C’erano sei o sette artisti, in incognito. Non so chi di loro fosse Banksy”.
“Come rincontrare una ex”
Anche CHU ricorda con emozione quella settimana. Faceva parte della mezza dozzina di artisti coinvolti. Era una delle prime volte in cui poteva lavorare senza il rischio di essere cacciato. “Hai il tempo di soffermarti sulle cose. Hai l’occasione di migliorare, di approfondire i tuoi concetti e le tue tecniche. E certamente era il posto più sicuro di Londra”, racconta.

Anche CHU ha fatto graffiti nel parcheggio dell'ambasciata svizzera
“All’epoca, le occasioni erano poche”, ricorda il cinquantenne originario della periferia di Birmingham. “L’ambasciata di Svizzera si è assunta un rischio enorme associandosi a dei graffitari. Ci ha dato un’opportunità. È sempre una scommessa. Non sapevamo cosa avremmo creato. Beh, non ci sono parolacce. O meglio, sì, credo che ce ne sia una, ma insomma…” dice CHU ridendo.
Dipingere all’interno di un’ambasciata offriva anche una garanzia rara: quella di ritrovare le proprie opere intatte, 25 anni dopo. “È rimasto segreto per così tanto tempo… Rivederle è un’emozione enorme. Un’emozione davvero grande. È come rincontrare una ex” conclude CHU.







