Spionaggio o giornalismo?

Su Assange pendono 18 capi d’accusa negli Stati Uniti, ma i suoi legali invocano la libertà di stampa

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Al di là delle opacità del personaggio, il caso Assange è anche, forse soprattutto, una questione etico-deontologica, sui limiti - se ne esistono - della libertà di stampa e di parola. Tramite Wikileaks l’attivista australiano aveva rivelato i presunti crimini di guerra, commessi dall’esercito statunitense in Iraq e Afghanistan. Secondo la giustizia statunitense Assange è una spia sovversiva al servizio di una nazione nemica (la Russia?).

Mentre il suo team legale, appellandosi al primo emendamento della Costituzione statunitense, invoca il diritto di cronaca. È su questi due presupposti che si snoderà da lunedì il processo per l’estradizione del fondatore di Wikileaks negli USA, dove è accusato sulla base dell’Espionage Act per aver cospirato per ottenere, e pubblicato, informazioni classificate. In totale, 18 capi d’imputazione che rischiano di costargli 175 anni di carcere.

 
Lorenzo Amuso
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