Peter Mandelson, figura di primo piano del New Labour di Tony Blair ed ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, è stato arrestato a Londra nell’ambito di un’indagine collegata ai suoi rapporti con Jeffrey Epstein. All’inizio di questo mese la polizia ha avviato un’indagine penale su di lui, dopo che il Governo del primo ministro Keir Starmer ha trasmesso le comunicazioni tra l’ex ambasciatore e, appunto, Epstein.
L’inchiesta ruota su una presunta “cattiva condotta nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche”. Al momento, le informazioni disponibili indicano che il fermo si inserisce in un filone investigativo già oggetto di attenzione pubblica e politica nel Regno Unito. Mandelson, per anni tra i principali strategist laburisti e in seguito rappresentante diplomatico a Washington, era già finito al centro delle polemiche per i contatti avuti in passato con Epstein, il finanziere pedofilo statunitense morto in carcere nel 2019.
Secondo quanto riportato dalle agenzie, l’indagine avrebbe acquisito nuovo impulso dopo l’emersione di ulteriori elementi sui rapporti tra i due. La vicenda aveva già avuto conseguenze sul piano politico e istituzionale, con pressioni crescenti nelle scorse settimane. Al momento non risultano ulteriori dichiarazioni pubbliche di Mandelson sull’arresto, pure se in precedenza aveva espresso rammarico per la relazione con Epstein. Le autorità britanniche non hanno diffuso, per ora, dettagli completi sugli sviluppi successivi al fermo.
Quanto avvenuto lunedì si colloca sulla scia degli sviluppi della scorsa settimana nel filone Epstein: il 19 febbraio era stato arrestato anche Andrew Mountbatten-Windsor, ex principe Andrea, in una separata indagine per presunta cattiva condotta in pubblico ufficio, prima di essere rilasciato con l’inchiesta ancora in corso.







