Taglia su soldati USA

TG 20 di martedì 30.06.2020

Taglie sui marines, "Trump sapeva"

Intervista a uno degli autori dello scoop del New York Times sulla guerra in Afghanistan

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Donald Trump non poteva non sapere. I servizi segreti russi avevano messo una taglia sui soldati della coalizione capitanata dagli americani in Afghanistan. La Casa Bianca smentisce, il presidente americano si è limitato a twittare sdegnato, smentendo di essere stato informato, ma da giorni le conferme giornalistiche si susseguono.

A scoprire il sistema di ricompense pagate ai Talebani da Mosca è stato il New York Times. Il Telegiornale RSI ha raggiunto uno dei tre autori dello scoop, Michael Schwirtz, che racconta come attraverso fonti di intelligence si sia riusciti a scoprire quello che accadeva sul campo di battaglia di quella che per gli USA è la guerra più lunga, iniziata nell’ottobre 2001, l’indomani l’attacco terroristico alle Torri Gemelle.

"Le fonti dell’intelligence – spiega Schwirtz – sono prigionieri catturati e interrogati in Afghanistan. E poi vi sono i tabulati dei cellulari che confermano i contatti con i russi e pure una grande quantità di denaro recuperato".

Quanto era la taglia per ogni soldato ucciso? "Non lo sappiamo ancora di preciso, ma siamo a conoscenza di ingenti cifre di denaro che i servizi segreti russi facevano arrivare ai talebani grazie a intermediari (ndr: l’AP parla di un sequestro di mezzo milione di dollari)".

Quando è iniziato questo programma di taglie sui soldati americani e delle forze NATO? "Le informazioni non sono precise – spiega il reporter del New York Times – ma sappiamo che da almeno 5 anni i russi stanno appoggiando i talebani, aiutandoli con forniture di armi e equipaggiamenti. Sembrerebbe che queste taglie fossero note agli 007 americani da almeno sei mesi, forse già dallo scorso anno".

Negli ultimi due anni i militari statunitensi uccisi in confronti a fuoco in Afghanistan sono stati meno di venti. Quante di queste uccisioni sono state pagate? "Anche qui non c’è una risposta precisa – ammette Schwirtz – l’intelligence sta indagando su un’autobomba che uccise tre marines (ndr: nell’aprile 2019)".

Qual era l’obiettivo di questo orrendo sostegno ai militanti talebani? "Le ragioni erano essenzialmente tre: rallentare il processo di pace tra americani, Kabul e talebani; curare un rapporto privilegiato con il regime talebano in vista di un ritiro statunitense dall’Afghanistan e si parla pure di una vendetta per alcune operazioni militari americane compiute in Siria. In particolare di uno scontro a fuoco avvenuto nel deserto siriano nel 2018, dove per quanto siamo venuti a sapere, furono uccisi un centinaio di mercenari russi".

Quando la Casa Bianca è stata informata? "A fine gennaio. O a febbraio. Di certo sappiamo – ci dice Schwirtz – che a marzo a Washington si è tenuto un incontro alla Sicurezza Nazionale proprio su questo tema. E visto che gli alleati degli USA, come gli inglesi, ne erano a conoscenza è difficile immaginare che il presidente americano non fosse informato su un tema tanto sensibile ed esplosivo".

Nella sua edizione di martedì, il New York Times afferma che il presidente era stato informato a fine febbraio durante un briefing e poi per iscritto a inizio marzo. L’Associated Press sostiene che già lo scorso anno, all’inizio del 2019, la Casa Bianca fosse a conoscenza del sistema di ricompense russe.

Mosca nega ogni coinvolgimento, ma di fronte alle smentite ufficiali e ai dinieghi di Trump i rappresentanti al Congresso, sia democratici che repubblicani, sono andati all’attacco chiedendo chiarimenti e sanzioni contro Mosca. Sotto accusa, visto il suo approccio subalterno e conciliante con Vladimir Putin, c’è ancora una volta Donald Trump, colpevole di non aver informato e difeso cittadini americani. Un presidente che dopo le critiche per la sua gestione dell’emergenza coronavirus, si sente sempre ancora più solo anche nelle sue vesti di Commander-in-Chief: un "guerriero solitario", come recita uno dei suoi ultimi immancabili tweet.

Massimiliano Herber
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