Brusca in un'immagine scattata nel 1996 (©Keystone)

Torna libero l'ex mafioso Brusca

L'attentatore di Capaci dopo l'arresto del 1996 diventò collaboratore di giustizia. Il fratello dell'agente ucciso con Borsellino: "Non ha detto tutto quello che sa"

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Ha lasciato il carcere dopo 25 anni, per fine pena, il boss mafioso Giovanni Brusca, fedelissimo del capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina, prima di diventare un collaboratore di giustizia ammettendo, tra l'altro, il suo ruolo nella strage di Capaci (in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta) e nell'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo (il bambino fu strangolato da un mafioso mentre Brusca e un altro complice lo tenevano fermo e poi sciolto nell'acido).

Brusca ha lasciato lunedì il penitenziario di Rebibbia a Roma 45 giorni prima rispetto alla scadenza della condanna. Sarà sottoposto a vari controlli e protezione e a quattro anni di libertà vigilata, come deciso dalla Corte d'Appello di Milano.

Il boss di San Giuseppe Jato, 64 anni, era stato arrestato nel 1996 nel suo covo in provincia di Agrigento. Davanti alla prospettiva di trascorrere in carcere il resto della vita anche lui, qualche mese dopo l'arresto, cominciò a rivelare i retroscena e il contesto di tanti delitti e degli attentati a Roma e Firenze del '93, mettendo da parte ogni remora quando ebbe la certezza che ne avrebbe ricavato quei benefici che ora gli hanno ridato la libertà.

Tra le tante reazioni indignate per la scarcerazione di Brusca, anche quella di Luciano Traina, ex poliziotto della squadra mobile e fratello di Claudio, uno degli agenti uccisi nella strage di Via D'Amelio insieme al giudice Paolo Borsellino. Brusca "non ha detto tutto quello che sa. Non ha parlato dei veri mandanti delle stragi, non ha parlato dei complici importanti all'interno dello Stato", ha dichiarato Luciano Traina.

 
ANSA/Red.MM
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