Due ordigni sono esplosi, distrutto un bus militare (keystone)

Tornano le bombe a Damasco

Primo attentato dopo anni, preso di mira un bus militare: i morti sono almeno 14

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Damasco è stata teatro oggi, mercoledì, del più grave attentato da diversi anni a questa parte, per ora non rivendicato: l'esplosione di due ordigni al passaggio di un bus militare su un ponte ha causato la morte di almeno 14 persone e il ferimento di diverse altre.

La capitale siriana era stata relativamente risparmiata dalle violenze in tempi recenti, in particolare dopo che nel 2018 l'esercito e le milizie progovernative avevano riconquistato il principale bastione ribelle nelle vicinanze. L'ultimo episodio di questa gravità era stato opera dell'autoproclamato Stato islamico nel marzo del 2017: il bersaglio era stato il palazzo di giustizia, morirono in 30.

In Siria, dopo 9 anni di conflitto che hanno causato mezzo milione di morti, è in vigore dal 2020 una tregua negoziata sotto l'egida della Turchia e della Russia, quest'ultima alleata del presidente Bashar el Assad. Regge, nonostante sporadici scontri. Proprio oggi, per altro, un bombardamento governativo ha ucciso 8 persone fra cui 5 civili nella provincia di Idlib.

Il regime, che a un certo punto della guerra controllava solo un quinto del territorio nazionale, ha approfittato dell'appoggio diretto di Mosca a partire dal 2015 (oltre che di quello delle milizie legate all'Iran). Ha ripreso gran parte del Paese, fra cui quasi tutte le maggiori città. Al nord rimangono aree in mano curda, di gruppi jihadisti o di forze legate alla Turchia. L'IS, dopo la folgorante conquista di vaste aree fra Siria e Iraq nel 2014, ha visto il suo califfato vacillare. È stato dichiarato sconfitto in Iraq nel 2017 e in Siria nel 2019, ma suoi membri continuano a vivere in clandestinità e a perpetrare occasionali attacchi principalmente nelle aree desertiche orientali.

AFP/pon
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