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Il silenzio, un’arte necessaria nell’era del rumore

Nicoletta Polla-Mattiot guida alla riscoperta di un atto politico e culturale, uno spazio di trasformazione autentica in un mondo iperconnesso

  • Un'ora fa
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Di: Rod 

In un’epoca dominata dall’iperconnessione e da un rumore di fondo costante, il silenzio emerge non come assenza, ma come un potente strumento di trasformazione personale e sociale. È questo il nucleo della ricerca di Nicoletta Polla-Mattiot, giornalista che ha recentemente pubblicato per Einaudi Il silenzio è rivoluzione.

Studiosa del silenzio come forma di comunicazione fin dal 1988, Polla-Mattiot ha fondato nel 2010, insieme a Duccio Demetrio, l’Accademia del Silenzio. La sua prospettiva supera l’idea del silenzio come semplice pratica introspettiva: lo considera un vero e proprio strumento relazionale, un «silenzio scelto» capace di ampliare la comunicazione e favorire una connessione più autentica. In un mondo frenetico, dove le nostre vite sembrano ridursi a «botta e risposta, azione e reazione», il silenzio diventa una pausa necessaria. Non è negazione, ma uno spostamento di sguardo che permette di recuperare varietà, ricchezza e sensibilità.

Per Polla-Mattiot il silenzio può assumere anche una valenza politica e culturale, diventando una forma di resistenza in un’epoca di esposizione permanente alla parola. «Viviamo in una dimensione iper-eccitata, iperconnessa. Siamo tutti perennemente di corsa, distratti, dominati dalla velocità, dal multitasking», osserva. E aggiunge: «Recuperare una dimensione di silenzio, di ascolto di sé e degli altri, ma anche semplicemente di pausa… ci aiuta a ritrovare più varietà, più ricchezza. Paradossalmente la sottrazione ci regala più sensibilità verso ciò che ci accade intorno».

La studiosa mette in discussione la percezione comune del silenzio come mera sottrazione. Pur riconoscendo che la cultura occidentale tende a identificarlo con l’assenza, propone una visione più complessa: il silenzio non è l’opposto del rumore, ma uno spazio fertile in cui possono emergere il dubbio, la risposta non immediata e la possibilità di recuperare l’eccezione.

Polla-Mattiot distingue inoltre tra un silenzio come fuga e un silenzio come scelta etica. «Il silenzio è come il linguaggio, uno strumento potente che abbiamo a disposizione», afferma. «Possiamo usarlo bene o male: funziona in base alle intenzioni di chi lo usa». La differenza tra un silenzio che protegge e uno che esclude risiede proprio nell’intenzione e nell’attenzione. «Se l’intenzione è andare verso, guardarsi e ascoltarsi di più, stare in silenzio senza negare la relazione… allora quel silenzio diventa un gesto di cura verso gli altri, il mondo e noi stessi».

In questa prospettiva il silenzio è un’azione, non una reazione. È un «passo indietro per fare un passo avanti», un modo per creare spazio, per lasciare che le parole degli altri ci raggiungano, per apprendere e risuonare. Come una cassa di risonanza svuotata, il silenzio amplifica ciò che davvero conta.

Dossier: Il potere rivoluzionario del silenzio

Nell’epoca del rumore onnipresente, riscoprire e coltivare il silenzio è un atto politico

"Il silenzio è rivoluzione" di Nicoletta Polla-Mattiot, Giulio Einaudi editore (copertina).
  • “Il silenzio è rivoluzione” (1./5)

    Alphaville: i dossier 23.02.2026, 11:30

    • Marco Pagani
  • Nell’epoca del rumore onnipresente, riscoprire e coltivare il silenzio è un atto politico (2./5)

    Alphaville: i dossier 24.02.2026, 11:30

    • Marco Pagani
  • Le basi scientifiche del silenzio (3./5)

    Alphaville: i dossier 25.02.2026, 11:30

    • Marco Pagani
  • Il silenzio come spazio sonoro (4./5)

    Alphaville: i dossier 26.02.2026, 11:30

    • Marco Pagani
  • La camera anecoica (5./5)

    Alphaville: i dossier 27.02.2026, 11:30

    • Marco Pagani

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