ANALISI

La fine dell’era Khamenei e la nuova architettura del potere iraniano

La morte della Guida Suprema che impatto ha sull’Iran? Chi prende il potere? Il Radiogiornale lo ha chiesto all’esperto Nicola Pedde: “Passa nelle mani della seconda generazione, sostanzialmente dei Pasdaran”

  • Un'ora fa
  • 28 minuti fa
Il corpo dei Pasdaran
19:35

RG 08.00 del 01.03.2026 Edizione speciale sulla situazione in Medio Oriente

RSI Info 01.03.2026, 09:38

  • EPA
Di: Radiogiornale-Veronica Alippi/joe.p. 

La morte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, quali effetti politici, sociali, economici e geopolitici potrebbe causare all’interno dell’Iran? In che modo un eventuale vuoto di potere o un processo di successione complesso potrebbe influenzare la stabilità del Paese e i rapporti di forza tra le diverse fazioni del regime? Il Radiogiornale lo ha chiesto al direttore dell’Institute of Global Studies di Roma Nicola Pedde.

La morte di Khamenei che impatto ha? È davvero una svolta?

“Ma è sicuramente è una svolta. Ed ha un impatto molto forte su quello che è la dinamica interna della politica iraniana. Nel senso che con la morte di Khamenei e quella di alcune altre figure dell’apparato politico-militare è venuto meno l’ultimo baluardo della prima generazione del potere in Iran, cioè dei rivoluzionari. Si tratta di un processo di transizione che era in corso da molto tempo, ma adesso viene formalizzato. Il potere oggi passa nelle mani ufficialmente della seconda generazione e quindi sostanzialmente delle forze dei Pasdaran, forze che fanno capo a tutta una nuova dinamica della politica iraniana. Quindi è una transizione importantissima sotto il profilo interno. E dovremo vedere adesso quali saranno gli effetti all’atto pratico nella trasformazione proprio della fisionomia del regime”.

Lei cosa si aspetta da questo nuovo regime? C’è il rischio che il conflitto si radicalizza ancora di più?

“Il rischio sicuramente è ancora presente, nel senso che la componente di seconda generazione è per certi versi meno pragmatica e più assertiva. La seconda generazione era quella che puntava - per esempio - fortemente sullo sviluppo del nucleare in termini militari. Khamenei invece era quello che cercava di contenere queste spinte. Ora bisognerà capire quale tipo di organizzazione riusciranno a darsi in termini di vertice. Quello che è certo è che questa operazione militare ha rimosso i vertici politici, soprattutto dello Stato, ma ha lasciato inalterata la catena di comando e di controllo dei pasdaran. Quindi, sostanzialmente, i pasdaran sono oggi il vero dominus della politica e della sicurezza iraniana. E quindi, anche in questo caso, l’ipotesi di aspettarsi una nuova fase rivoluzionaria da parte della popolazione è da calibrare attentamente, perché le forze di sicurezza sono allo stato attuale rimaste intatte”.

Quindi qual è la sua valutazione dell’operazione militare israelo-americana? 

“Diciamo che gli scenari sono ancora aperti. Se la dimensione del conflitto dovesse rimanere tutto sommato contenuta, come è contenuta nelle fasi attuali, e lasciando inalterata la struttura di potere e soprattutto di comando dei Pasdaran, il regime-change potrebbe manifestarsi in un modo un po’ diverso rispetto a quello che hanno auspicato gli americani. Potrebbero dunque essere proprio gli stessi uomini dei Pasdaran ad assumere definitivamente il potere nel Paese. Questo apre a scenari diversi, perché una parte di loro ha una visione forse pragmatica, che potrebbe non aprire ad una ad una normalizzazione con gli Stati Uniti, ma quantomeno ad una forma di relazione meno conflittuale rispetto al passato. Altri hanno invece una visione più ostile. Vedremo. Dall’altra parte c’è anche la possibilità anche che la popolazione colga questa occasione e scenda per le strade. Però in questo momento a me sembra abbastanza improbabile. Soprattutto in queste ore, perché l’apparato di sicurezza è rimasto intatto. E in termini pratici è pronto anche a reprimere una nuova fase della rivolta”.

Dunque non possiamo dire di essere più vicini alla fine del regime rispetto a quello che sapevamo ieri…

“Direi di no, anche perché il regime iraniano è un regime multilivello ed è molto integrato al suo interno. Non è che morta la guida, crolla tutto il castello. In realtà l’Iran è un sistema molto articolato di potere. E questo sistema è stato colpito solo nella sua parte apicale, senza essere stato intaccato nelle sue componenti periferiche, che rimangono intatte. Quindi bisognerà capire se queste componenti periferiche saranno in grado di rigenerare una forma di Governo centrale. Non sarà quello di una guida, nell’immediato, perché sarà un processo abbastanza lungo. Bisognerà capire come trasformeranno istituzionalmente il Paese”.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare