Syukuro Manabe, Klaus Hasselmann e Giorgio Parisi, vincitori del Premio Nobel per la fisica del 2021 (Niklas Elmehed © Nobel Prize Outreach)

Un Nobel per la fisica climatico

I tre laureati del premio con i loro studi hanno permesso di comprendere meglio il funzionamento di sistemi complessi

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Il Premio Nobel per la fisica 2021 è andato al giapponese Syukuro Manabe, al tedesco Klaus Hasselmann e all'italiano Giorgio Parisi. L'Accademia delle scienze svedese ha voluto così riconoscere delle scoperte che hanno permesso di dimostrare che le attuali conoscenze climatiche si basano su solide fondamenta scientifiche, basate su un sistema rigoroso di analisi. I laureati hanno tutti contribuito a approfondire la conoscenza delle proprietà e evoluzione dei sistemi fisici complessi.

Assegnati i Nobel per la fisica

Assegnati i Nobel per la fisica

TG 12:30 di martedì 05.10.2021

 

Negli anni ’60, Syukuro Manabe ha dimostrato come livelli più alti di CO2 nell’atmosfera portano a un aumento delle temperature e ha guidato lo sviluppo di modelli fisici del clima terrestre che sono il fondamento degli attuali modelli climatici.

Dieci anni più tardi, Klaus Hasselmann ha creato un modello che lega clima e meteorologia, chiarendo come i modelli climatici possano essere affidabili nonostante la meteo sia variabile e caotica. Ha anche sviluppato metodi per identificare specifici segnali che fenomeni naturali e attività umane lasciano sul clima. Questi metodi sono stati usati per dimostrare il legame tra l’aumento delle temperature e le emissioni di CO2 di origine umana.

Attorno al 1980, Giorgio Parisi ha identificato strutture nascoste all’interno di materiali disordinati complessi. Queste scoperte, secondo l’Accademia, sono tra i più importanti contributi alla teoria dei sistemi complessi. Permettono di comprendere e descrivere materiali e fenomeni apparentemente completamente causali, non solo in campo fisico ma nei settori più disparati, dalla matematica alla biologia, passando per le neuroscienze e il machine learning.

Lo scorso anno il riconoscimento era andato a Roger Penrose, Andrea Ghez e Reinhard Genzel per i loro studi sui buchi neri.

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