La Corte suprema USA sconfessa il presidente Joe Biden (keystone)

Un giovedì nero per Joe Biden

Presidente USA in difficoltà: al Senato non passa la riforma elettorale e la Corte Suprema blocca l'obbligo di vaccino nelle grandi aziende

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Un giovedì davvero nero per il presidente USA Joe Biden già confrontato con un netto calo di popolarità nelle ultime settimane. Prima la Corte Suprema (vedi sotto) che ha bocciato l’obbligo vaccinale deciso dalla Casa Bianca per le grandi aziende, poi la sconfitta in Senato per una modifica della legge elettorale. Durante la campagna, infatti, Biden aveva promesso di voler proteggere l'accesso delle minoranze alle urne e la trasparenza delle operazioni di voto.

Le misure adottate da parecchi Stati conservatori, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti, a detta di svariate ONG, sono “discriminanti particolarmente gli afroamericani, che hanno votato in modo schiacciante per Joe Biden nelle ultime elezioni”. Per ovviare a questo stato di cose il presidente democratico avrebbe voluto “armonizzare le pratiche di voto e dare al Governo federale il diritto di controllare le iniziative locali”.

Tuttavia, sono bastati due senatori democratici moderati per ridurre a zero o quasi qualsiasi speranza di far passare questa grande riforma, anche se la partita non è ancora definitivamente chiusa. Per superare lo scoglio del Senato la riforma necessiterebbe di una maggioranza di 60 voti (una sorte di "maggioranza qualificata"). Il campo democratico ha 50 voti, più quello della vicepresidente Kamala Harris, e i repubblicani 50.

Non riuscendo a convincere i senatori dell'opposizione, che si opponevano ferocemente al progetto, i democratici avevano solo una soluzione per salvare la loro riforma elettorale: rompere con questa “tradizione” parlamentare di riuscire ad avere un consenso abbastanza ampio e farla passare con una maggioranza semplice. Ma questa manovra è stata prima silurata da Kyrsten Sinema: la senatrice dell'Arizona non vuole un passaggio forzato che, secondo lei, alimenterebbe solo la "spirale infernale della divisione". Joe Manchin, un altro senatore centrista che ha già bloccato da solo un programma sociale da 1’850 miliardi di dollari voluto dall’inquilino della Casa Bianca, ha pure fatto sapere che non avrebbe "votato per eliminare o indebolire" la regola della “maggioranza qualificata”.

 

Nel frattempo la Corte Suprema ha bloccato l'obbligo di vaccino o di test anti Covid-19 introdotto a livello nazionale dall'amministrazione del presidente Joe Biden per le grandi aziende (con oltre 100 dipendenti) ma lo ha lasciato per certi operatori sanitari. Secondo i giudici, l'amministrazione non ha il potere di imporre un tale requisito per le grandi aziende, senza l'autorizzazione del Congresso. L'obbligo di vaccino resta però per gli operatori sanitari che lavorano in strutture che ricevono fondi federali. La Corte si è spaccata in entrambi i casi: nel primo 6 a 3, con i giudici liberal in dissenso, nel secondo 5 a 4, con il presidente John G. Roberts Jr. e Brett M. Kavanaugh unitisi ai colleghi progressisti.

ATS/ANSA/AFP/Swing
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