Un popolo lacerato

Repubblica parlamentare o Stato presidenziale? È il nodo che tra meno di due giorni la Turchia dovrà sciogliere attraverso le urne

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Mentre gli uni applaudono, gli altri fischiano e alzano il volume della musica. La piazza davanti all’imbarcadero di Kadiköy è letteralmente divisa in due, da un lato sventolano le bandiere blu del partito democratico di sinistra su cui campeggia la scritta Hayir, No.

 

Il suo leader, Önder Aksakal tenta inutilmente di fare sentire la sua voce da un bus a due piani. A disturbarlo il popolo della piattaforma EVET, sostenitori del sì, che non si limitano a fischiare gli avversari, ma innescano una vera e propria battaglia dei decibel mettendo a tutto volume le canzoni inneggianti Recep Tayyp Erdogan. La tensione nella piazza è palpabile, qualcuno discute, ma nel limite del possibile i due fronti tentano di non valicare la barriera invisibile che li separa, consci che qualunque scintilla potrebbe innescare la fiammata. Un’istantanea che rende l’idea di quanto la società turca sia polarizzata e divisa sulla controversa riforma presidenziale varata dal governo e fortemente voluta da Erdogan.

Sostenitori di Hayir
Sostenitori di Hayir (valenti)

“Questa ragazzina rappresenta i nostri figli, la gioventù,  il loro futuro, che se vogliamo preservare dobbiamo votare NO a questo Referendum” mi dice Aysun, attivista del partito chemalista, all’opposizione. Sono convinta che questa riforma non ci porterà la pace e la prosperità come promettono i suoi fautori, forse oggi non abbiamo una democrazia completa, ma se dovesse entrare in vigore la nuova costituzione, che concentra i poteri legislativi ed esecutivi nelle mani del presidente, la perderemmo totalmente. Noi diciamo no a un regime di un solo uomo, no alla dittatura”.

“Voto no per proteggere la repubblica e la democrazia e non tradire Atatürk, mi dice un uomo sulla 50ina, “ci sono mille ragioni per cui non è possibile accettare questa riforma” gli fa eco un giovane, “tra queste il fatto che detesto il Presidente e non voglio consegnagli il mio paese”.

Voci del dissenso, che è facile trovare a Kadiköy, municipalità di Istanbul anti-Erdogan e roccaforte chemalista. L’atmosfera cambia a Uskudar, quartiere popolato da una maggioranza di islamisti, sostenitori del presidente.

La moschea di Uskudar
La moschea di Uskudar (valenti)
Tra le vie di Uskudar
Tra le vie di Uskudar (valenti)

“Mi batto a favore del sì per fermare il danno politico ed economico prodotto dal Governo di coalizione; conferire il potere esecutivo e legislativo a una persona sola, renderà tutto più veloce ed efficace, rendendo impossibile le frizioni che hanno bloccato il Paese”, spiega un militante dell’AKP”. Ma non teme che la concentrazione di quasi tutti i poteri nelle mani di una sola persona non porti alla dittatura? Chiedo. “No, risponde convinto, nella Costituzione attuale non ci sono leggi contro il presidente, non deve rendere conto a nessuno e non può rispondere davanti a una corte dei suoi eventuali reati, questa riforma invece lo prevede. Il Parlamento continua ad esistere così come la democrazia, che coltiviamo da quasi 100 anni”. Tuttavia, la divisione regna anche  all’interno dello stesso partito, mi dicono Fesa e la sua amica Sadet, giovanissime studenti di diritto e teologia. Entrambe indossano il velo.

Amiche con il velo
Amiche con il velo (valenti)

“Sostegno l’AKP da sempre” mi confessa Fesa, “ma stavolta voterò no, perché non si può lasciare che un uomo solo decida il destino di 80 milioni di persone. Temo che la nostra società, così differente al suo interno, possa dividersi e diventare come la Siria in caso vincesse il sì. Noi non siamo una democrazia abbastanza matura da poterci permettere una costituzione presidenzialista come quella proposta.” “Voterò NO perché non mi sento sicura con un uomo solo al governo, che ha tutto il potere e può farne quello che vuole. Non va bene” rincara la dose Sadet.

A dispetto di quanto riportino i media ufficiali, le due mi assicurano che molti sostenitori del Partito sono contrari alla riforma. Una variabile, questa, che dato il testa a testa pronosticato dai sondaggi, potrebbe giocare un ruolo non indifferente nel far propendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra. 

Anna Valenti

Condividi