Il premier britannico Boris Johnson
Il premier britannico Boris Johnson (keystone)

Vaccini, alta tensione UE-Londra

Bruxelles prima impone controlli ai confini dell'Irlanda del Nord, poi fa marcia indietro - Johnson esprime sconcerto a von der Leyen

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I vaccini contro il coronavirus, o meglio la loro carenza, stanno alimentando tensioni (che sarebbero state inconcepibili prima della Brexit), tra UE e Regno Unito. Tensioni che sprofondano l'Europa negli antichi egoismi e rancori, e che proprio l'ideale dell'Unione Europea prometteva di lasciarsi alle spalle, una volta per tutte, ma tant'è. Oggi Belfast e Londra sono scese sul piede di guerra dopo un comunicato UE in merito a controlli sui vaccini prodotti nel continente e indirizzati in Irlanda del Nord, un'iniziativa contraria agli accordi post Brexit sullo status speciale dell'Ulster a tutela del confine aperto con Dublino; giustificata da Bruxelles come "misura di salvaguardia" dinanzi al sospetto che i vaccini possano essere poi trasferiti dall'Irlanda del Nord al resto del Regno. L'UE, ha poi, in serata, fatto marcia indietro sulla decisione di imporre controlli; la Commissione europea "non farà scattare la clausola di salvaguardia", si legge in un comunicato di Bruxelles.

La first minister locale di Belfast, Arlene Foster, aveva definito il primo comunicato un passo "incredibilmente aggressivo e ostile". Il ministro Michael Gove evocato possibili ritorsioni dal Governo di Boris Johnson mentre il premier britannico aveva subito espresso alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, "serie preoccupazioni sulle possibili ripercussioni delle misure UE sulle esportazioni di vaccini" che potrebbero mettere a repentaglio gli accordi della Brexit sull'Irlanda del Nord.

Bruxelles, dal canto suo, si trova in difficoltà sul fronte Covid per gli annunciati ritardi nelle forniture dei vaccini da parte di alcune aziende produttrici con le quali altri Paesi - e in particolare il Regno Unito - si erano mossi nei mesi scorsi con netto anticipo nella firma dei contratti di pre-ordinazione.

La misura di salvaguardia prevista dall'articolo 16 del Protocollo (sull'Irlanda del Nord sottoscritto con Londra dopo la Brexit) serve a "prevenire gravi problemi sociali dovuti alla carenza di forniture che minaccia di disturbare l'ordinata attuazione delle campagne di vaccinazione negli Stati membri", si legge in una nota comunitaria. Giustificazione considerata pretestuosa a Belfast. Meno polemico, ma ugualmente allarmato, il ministro Gove, responsabile del dossier delle relazioni post Brexit nel Governo Tory britannico di Boris Johnson, che aveva chiamato la sua controparte, il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic, per protestare contro "la mancata notifica" di atto unilaterale rispetto al Protocollo, per dirsi "preoccupato" e per avvertire che Londra, in risposta, si riserva di "valutare attentamente" i suoi "prossimi passi".

In serata la Commissione europea ha poi diramato un comunicato nel quale rinuncia, per ora, a utilizzare la clausola sull’Irlanda del Nord, ma mette in guardia dal non abusarne.

"Per affrontare l'attuale mancanza di trasparenza delle esportazioni di vaccini al di fuori dell'UE, la Commissione sta mettendo in atto una misura che richiede che tali esportazioni siano soggette a un'autorizzazione da parte degli Stati membri", si legge nel comunicato. "Nel processo di finalizzazione di questa misura, la Commissione garantirà che il protocollo Irlanda/Irlanda del Nord non venga toccato. La Commissione non fa scattare la clausola di salvaguardia. Se si dovesse abusare del transito di vaccini e sostanze attive verso Paesi terzi per aggirare gli effetti del sistema di autorizzazione, l'UE prenderà in considerazione l'utilizzo di tutti gli strumenti a sua disposizione".

Astrazeneca-UE, scontro senza fine

Astrazeneca-UE, scontro senza fine

TG 20 di venerdì 29.01.2021

Intanto ricordiamo che l'Europa si è "armata" nel caso in cui AstraZeneca non ponesse rimedio ai ritardi annunciati. Ieri sono state ordinate ispezioni negli stabilimenti produttivi dell'azienda biofarmaceutica britannica in Belgio (quelli in cui l'azienda lamenta i presunti ritardi nella produzione) e Bruxelles è pronta ad attivare un provvedimento d'urgenza, adottando misure estreme, come il blocco delle esportazioni. Una mossa rivolta essenzialmente a impedire che i vaccini prodotti in Belgio possano finire sul mercato britannico.

 
ATS/Massimiliano Angeli
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