Un vicepremier
Un vicepremier "diversamente berlusconiano" (ANSA)

Resa dei conti nel PDL

Ministri e diversi parlamentari italiani pronti a non seguire il Cavaliere, scenari fluidi per mercoledì al Senato

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In Italia, oltre venti parlamentari del Partito della libertà (PDL) sono pronti a lasciare Silvio Berlusconi, se non tornerà sulla sua decisione di togliere il suo sostegno al governo di larghe intese presieduto da Enrico Letta.

A poche ore dalla riunione degli eletti del PDL i cinque ministri dimissionari, guidati dal vicepremier Angelino Alfano, hanno duramente replicato al Giornale, vicino al Cavaliere, sostenendo che non si lasceranno intimidire dalle accuse di tradimento. Pur confermando le dimissioni dall'esecutivo la "fronda" non sembra intenzionata a confluire in Forza Italia, che a questo punto sembra monopolizzata dai falchi (Bondi, Ghedini, Santanché). In questo senso in mattinata si erano diffuse voci sulla creazione di una formazione dei moderati, alternativa alla neonata Forza Italia.

Scenari in movimento

Intanto dal PD si fa sapere che il voto di fiducia, dopo il dibattito alle Camere di mercoledì, non è scontato. Enrico Letta vuole tenersi le mani libere e, dopo il dibattito al Senato e alla Camera, non è scontato il voto di fiducia. A seconda di quanto emergerà in parlamento il premier potrebbe decidere di salire direttamente al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni.

Da parte sua Napolitano ha sempre ribadito che non scioglierà le Camere senza una nuova legge elettorale. Tanto più che in dicembre la Corte Costituzionale boccerà verosimilmente il "porcellum". Di sicuro poi entro il 15 ottobre il Governo dovrà licenziare la legge di stabilità (ex finanziaria) per scongiurare l'esercizio provvisorio e l'intervento sussidiario della troika sui conti pubblici italiani.

reuters/web/spal


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