Le organizzazioni denunciano le condizioni sanitarie nei campi di accoglienza (keystone)

Accogliere i rifugiati dalla Grecia

Lo chiede una petizione rivolta al Consiglio federale sostenuta da 50'000 persone e 112 organizzazioni

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“La Svizzera deve accogliere alcune migliaia di richiedenti l’asilo bloccati nei campi migranti in Grecia”. A chiederlo al Consiglio federale 50'000 persone e 112 organizzazioni, che hanno sottoscritto la petizione lanciata da Amnesty international, evacuare ORA e la rete della Carta della migrazione. Il Governo in aprile ha stanziato un credito di 1,1 milioni di franchi destinato a progetti di aiuto nei campi profughi greci, rivolti in particolare i minorenni. Ma diverse organizzazioni chiedono di più.

Claudio Bustaffa ha raggiunto al telefono Pablo Cruchon, responsabile migrazione per Amnesty Svizzera.

Questa petizione ha come obiettivo quello di rispondere alla situazione emergenziale in Grecia, lì la situazione è catastrofica per i 35'000 migranti che vivono nei campi di accoglienza. Chiediamo che la Svizzera agisca rapidamente per accogliere i richiedenti l’asilo, per alleviare le loro sofferenze, e anche per impegnarsi a livello europeo per trovare una soluzione comune a questo problema.

Ci può descrivere qual è oggi la situazione nei campi migranti in Grecia?

C’è ancora una situazione di emergenza, i campi sono ancora chiusi a causa della pandemia da coronavirus. I migranti non hanno cibo a sufficienza, e sono vittime di violenza. Gli stati europei si sono impegnati ad aiutare la Grecia, ma finora la Svizzera ha accolto solo 23 minori, che è il numero minimo previsto dagli accordi di Dublino, noi crediamo che sia del tutto insufficiente. Dobbiamo aiutare queste persone che vivono in condizioni spaventose, chiediamo che in Svizzera ne venga accolto un contingente di diverse migliaia, non indichiamo cifre precise perché lasciamo alle autorità decidere ma sappiamo che c’è la capacità di accogliere diverse migliaia di migranti.

La pandemia da coronavirus come ha cambiato la situazione nei campi di accoglienza in Grecia?

Finora si sono registrati pochi casi di contagi nei campi, ma resta comunque una minaccia latente, perché come sapete nei campi è difficile avere disponibilità di acqua, c’è un rubinetto ogni 1'300 persone, ed è difficile osservare le misure di igiene, come il distanziamento sociale, raccomandate per prevenire la diffusione dei contagi. Dunque finché il virus non sarà scomparso rimarrà una minaccia per chi vive in questi campi. Inoltre le autorità greche hanno istituito la quarantena per questi campi, li ha di fatto chiusi, e i migranti sono così lasciati a loro stessi, non possono più andare al supermercato per comprarsi da mangiare, la polizia non fa più pattugliamenti, ci sono state violenze, e si sono stati anche dei morti.

Voi chiedete che la Svizzera si impegni in ambito europeo per cambiare il sistema di Dublino: cosa non funziona secondo voi?

Quello che sta succedendo in Grecia è la conseguenza della politica europea in tema di migrazione, perché l’Accordo di Dublino prevede che il migrante debba presentare la domanda di asilo nel primo Paese di arrivo, e questo significa che i Paesi di frontiera come Grecia, Italia e Spagna sono fortemente sotto pressione, mentre altri Paesi europei accolgono molti meno migranti. È dunque questa politica che sta provocando effetti catastrofici in particolare nei campi di accoglienza in Grecia. Noi crediamo che la Svizzera assieme agli altri Paesi europei debba impegnarsi per trovare una soluzione solidale, dove tutti i Paesi facciano uno sforzo proporzionale alle loro capacità per accogliere questi migranti, perché noi tutti abbiamo l’obbligo di proteggere la vita di chi è in pericolo.

Claudio Bustaffa / sf
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