Il tema è uno dei più controversi del momento (keystone)

Armi, "export necessario"

Il Consiglio federale risponde ad una mozione del PBD che chiede di inserire nella legge le vendite all’estero, ora di competenza governativa

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Necessaria e appropriata. Così il Consiglio federale ha definito oggi, lunedì, la sua decisione di permettere l'esportazione di materiale bellico anche verso paesi in cui è in corso una guerra civile. Il Governo ha risposto in questi termini ad una mozione di deputati del Partito borghese democratico che chiede di inserire le vendite all’estero di queste merci nelle leggi in materia, in modo che anche il Parlamento possa discuterne (l’ambito è attualmente di sola competenza governativa, con la SECO incaricata di conferire i permessi di esportazione, ndr.).

È la prima volta che il Governo si esprime su questo tema, uno dei più controversi in questo momento. Il Consiglio federale è pronto tuttavia ad attendere la decisione del Parlamento su questa mozione, prima di dare il suo via libera definitivo all'esportazione di armi anche verso Stati divisi da un conflitto interno.

La decisione di allentare i criteri che permettono l’esportazione di materiale bellico risale al giugno scorso. L’Esecutivo non si limita a prendere posizione sull’atto parlamentare in questione, ma dice di più: motiva le sue scelte, definendole appunto necessarie e appropriate, anche per motivi legati alla politica di sicurezza.

Le esportazioni di materiale bellico (non solo armi, ma anche: munizioni, componenti di armi, sistemi di puntamento, software, veicoli, ecc.), spiega il Governo, permettono infatti all'industria bellica elvetica di avere i mezzi finanziari sufficienti per poter garantire al paese una propria produzione di armi.

“Vincoli all’export”

Il Governo ricorda inoltre che l'esportazione potrà avvenire solo se si ha la certezza che questo materiale non sarà poi utilizzato nel conflitto civile in corso. I timori che questo possa accadere sono – asserisce – infondati.

Il tema resta comunque molto molto controverso. Tra 10 giorni si terrà il dibattito urgente agli Stati, e a quel punto si capirà quanto il Parlamento vorrà riappropriarsi delle sue competenze in materia. Fino al 1995 toccava anche alle Camere decidere, non solo all’Esecutivo.

RG-RP/ludoC

 

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