"Si vantava di chiedere il pizzo" (keystone)

Arrestato l'uomo della 'ndrangheta

In manette un 30enne italiano, attivo tra Zurigo e Winterthur, accusato di traffico di armi, droga ed estorsioni ai danni di ristoratori

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Trafficava armi dalla Svizzera al Nord Italia ed estorceva denaro ai ristoratori. Un 30enne calabrese è stato arrestato in Svizzera lo scorso 4 dicembre su richiesta della giustizia italiana con l’accusa di associazione mafiosa. L’uomo, ritenuto dagli inquirenti il referente in Svizzera della cosca Chindano-Ferrentino di Reggio Calabria, si trova attualmente in stato di carcerazione in vista dell'estradizione.

Secondo gli atti dell'inchiesta - che la RSI ha potuto consultare - condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, l'accusato, attivo da anni tra Zurigo e Winterthur, aveva messo in piedi un traffico di armi che dalla Confederazione arrivava in Lombardia, per poi attraversare tutta la penisola e giungere in Calabria, dove alimentava l'arsenale della 'ndrangheta. L'uomo - il cui nome è noto alla redazione - avrebbe anche gestito un traffico di droga e avrebbe messo in pratica estorsioni ai danni di alcuni ristoratori italiani in Svizzera.

Nella Confederazione, il 30enne "si serve di persone che acquistano armi per lui e poi ne denunciano la scomparsa su sua indicazione", ha dichiarato un collaboratore di giustizia nell'ambito dell'operazione Lex condotta dall'antimafia calabrese. Si parla di grossi quantitativi di armi da fuoco, tra cui pistole glock e magnum, mitragliette, fucili a canne mozze, P45 e kalashnikov.

Nei verbali il pentito parla anche dei traffici di droga del 30enne: "Stava lavorando eroina con gli albanesi" e "affermava che in Svizzera era tornato in voga l'uso di eroina", ha riferito il collaboratore. Tra le sue attività c'erano anche le estorsioni. "Si vantava e diceva che aveva trovato ristoratori calabresi e siciliani a cui aveva imposto il pizzo e che aveva avuto problemi con appartenenti al clan Monsoreto, stanziati lì".

L'uomo in Svizzera ha una famiglia e - sempre secondo i racconti del pentito - era stato denunciato dalla moglie per il possesso di una pistola P38, come vendetta per una relazione extraconiugale.

Lo scorso 22 gennaio, l’Ufficio federale di giustizia ha dato il via libera alla richiesta di estradizione avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. L’uomo ha però presentato ricorso contro la decisione, e ora dovrà essere il Tribunale penale federale a pronunciarsi. Tribunale che intanto ha confermato la carcerazione dopo aver accertato il rischio di fuga.

eb

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