Case anziani, i cantoni più colpiti

In Svizzera non tutte le regioni sono state flagellate dal virus allo stesso modo: Vaud e Ticino hanno il numero più alto di decessi. Perchè? E quali le misure per riaprire alle visite?

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Le case anziani sono stati luoghi duramente colpiti dal covid-19, in tutto il mondo e anche in Svizzera. Tuttavia nel nostro Paese non tutte le regioni sono state colpite nello stesso modo. Il cantone più colpito è Vaud: con i suoi 6’900 ospiti nelle strutture, ha avuto 254 decessi nelle case per anziani, quasi il 65% dei morti totali. In tutto quasi 4 ospiti in casa anziani su 100 sono deceduti a causa del virus. Come spiegare questi dati vodesi?

“Il fatto che il Canton Vaud è stato uno dei cantoni più colpiti in Svizzera come anche Ginevra e Ticino, ha giocato un ruolo. Di conseguenza anche le case anziani non sono state risparmiate - spiega alla RSI Fabrice Ghelfi, direttore dell’ufficio della coesione sociale del canton Vaud. Un altro fattore inoltre è il fatto che nel nostro cantone le persone in queste strutture sono più anziane rispetto alla media elvetica e soffrono già di patologie o malattie più sviluppate rispetto ad altri cantoni. Tuttavia, va detto che ben due terzi delle strutture non è stato colpito.”

In Vallese invece su 3’291 ospiti sono stati 82 i morti (su un totale di 149 nel cantone), a Ginevra sui 4’100 ospiti si sono registrati 97 morti (su un totale di 267 per covid). Anche Neuchâtel con i suoi 2’300 ospiti è stato duramente toccato, 51 i morti su 77 decessi totali dovuti al covid-19, il che vuol dire circa il 66% di quelli cantonali.

Tornando al Canton Vaud, nonostante le cifre, dal primo maggio è stato predisposto un piano di riapertura in sicurezza delle visite. “Abbiamo cercato un equilibrio tra la sicurezza e il benessere sociale - spiega ancora Ghelfi - , il Dipartimento della sanità e socialità vodese ha deciso di aprire, ma con condizioni severe. La durata delle visite è limitata, al massimo 30 minuti. Si fa su appuntamento. Le persone devono annunciarsi così che se si dovessero ammalare possono essere tracciate. Se possibile le visite sono fatte all’esterno. Dentro si fanno solo se accompagnati. E la mascherina è obbligatoria oppure una separazione di plexiglas. Infine la distanza di due metri è da rispettare.”

In Ticino, dove il numero complessivo di ospiti è di circa 4’600, oltre 3 ospiti su 100 sono morti, quasi il 45% di tutti i decessi per covid.  Anche nel nostro cantone alcune case anziani hanno deciso di aprire con determinate misure di sicurezza.

“Da noi la situazione, dal profilo delle direttive del medico cantonale, è quella regolata il 9 marzo con una chiusura dolorosa ma anticipata rispetto a tutti gli altri cantoni per quanto riguarda le visite nelle case anziani” ci dice Paolo Bianchi, direttore della Divisione della salute pubblica del canton Ticino. “Nel contempo già da alcune settimane le strutture si sono attrezzate per mettere in atto quelle misure che sono state raccomandate anche ieri da Daniel Koch. Sono state allestite zone di incontro con pannelli in plexiglas, o zone dedicate, ma anche  sistemi di videochiamate o citofoni. Inoltre sfruttando la bella stagione gli incontri si fanno in aeree esterne con ostacoli che permettono di garantire le distanze.”

Dal covid-19 invece sono state risparmiate le case anziani del canton Berna che con i suoi 300 istituti e oltre 13’200 ospiti ha avuto solo 45 decessi nelle strutture. Come spiegare queste cifre?

“Da una parte si spiegano con il fatto che il cantone è stato meno colpito dal virus (1’840 casi su una popolazione di oltre un milione). Ma anche con il fatto che abbiamo chiuso subito le visite, già il 13 marzo - spiega  Gundekar J. Giebel portavoce direzione della salute e socialità del canton Berna - siamo inoltre stati molto restrittivi e diligenti nel rispettare le norme di sicurezza  come mascherine, distanze sociali laddove possibile, e tutte le norme di igiene per il personale. Chiaro che nel cantone sentiamo meno la pressione del frontalierato che lavora nel settore. Un focolaio è stato registrato comunque a Gstaadt, una zona questa però molto più turistica. Da ieri – conclude Giebel - le visite sono di nuovo possibili, ma solo in luoghi all'esterno oppure in tutta sicurezza, chiaramente non in camera".

 
Mattia Pacella
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