(keystone)

Caso Crypto, giallo su chi sapeva

Il Consiglio federale potrebbe "aver ricevuto pressioni dagli Stati Uniti" per non approfondire il caso, secondo l'esperto Jacques Baud

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Il caso Crypto, da cui è emerso che i servizi segreti americani e tedeschi hanno spiato per decenni oltre un centinaio di paesi attraverso un'azienda elvetica, scuote la politica svizzera. Il Consiglio federale ha deciso a novembre di revocare la licenza di esportazione alla Crypto, l'impresa con sede nel canton Zugo, che - come emerso nell'inchiesta giornalistica condotta da Washington Post, ZDF e SRF - nel 1970 era stata acquistata segretamente dalla CIA e dall'intelligence tedesca BND.

 

I servizi segreti tedeschi sono usciti dalla società nel 1993, mentre la CIA soltanto nel 2018. Lo stesso anno, l'azienda è stata scorporata in due: la CyOne Security, che lavora solo per il mercato interno elvetico, e la Crypto International, che ha ereditato il marchio "storico", e che esporta la sua tecnologia (ma si è vista ritirare la licenza).

 

Cosa sapeva il Consiglio federale?

Difficile dirlo, secondo l'esperto di intelligence Jacques Baud. "È possibile che le autorità svizzere non sapessero esattamente quello che succedeva con la Crypto, ma è anche possibile - e questa è una cosa che andrebbe studiata più a fondo - che gli americani possano aver fatto pressioni sul Governo elvetico per non guardare troppo in fondo alle faccende della criptografia in Svizzera".

Stando a quanto riferisce il Washington Post, i documenti della CIA e della BND dimostrerebbero che "i funzionari svizzeri" sarebbero stati a conoscenza per decenni del legame tra la Crypto e i servizi di spionaggio americani e tedeschi.

Secondo quanto reso noto fino ad ora, la prima ad essere stata informata delle indiscrezioni su Crypto sarebbe stata Viola Amherd ad agosto. Dopo aver ricevuto informazioni più precise dall’intelligence elvetica, a inizio novembre la ministra della difesa ha comunicato la vicenda all’intero Consiglio federale. Il Governo ha in seguito deciso di sospendere l’autorizzazione all’esportazione a Crypto, e il 15 gennaio ha ordinato un’inchiesta esterna affidata all’ex giudice federale Niklaus Oberholzer. Le conclusioni sono attese per fine giugno.

Le reazioni

Il consigliere nazionale dei Verdi, Balthasar Glättli, ha chiesto di istituire una commissione parlamentare di inchiesta, perché a rischio ci sarebbe la buona reputazione della Confederazione, mentre il presidente della delegazione delle commissioni della gestione, Alfred Heer (UDC), ha affermato di voler attendere i risultati dell'indagine voluta dal Governo. Il PPD ha sottolineato come sia "giusto e importante" che il Consiglio federale riesamini la questione, mentre il PS si domanda se i servizi segreti svizzeri, in questa vicenda, siano "vittime o complici".

Dick Marty: "Caso inquietante"

"Ci si può chiedere quale sia stato il ruolo dei nostri servizi e ci sono due ipotesi. Una è che fossero informati e non hanno avvisato l’autorità politica, l’altra è che non si siano accorti di nulla. Entrambe le ipotesi sono inquietanti. Io sono piuttosto del parere che i nostri servizi ne erano sicuramente a conoscenza". Lo afferma Dick Marty, ex magistrato e politico, nonché relatore del consiglio d'Europa sulle carceri segrete della CIA.

Crypto, l'opinione di Dick Marty

Crypto, l'opinione di Dick Marty

TG di martedì 11.02.2020

 
RG/eb
Condividi