La via bilaterale rimane l’opzione migliore per definire le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea. Questa la convinzione del Consiglio federale che venerdì ha trasmesso al Parlamento il messaggio relativo agli accordi Bilaterali III, un pacchetto che (è stato ribadito) permette il mantenimento di relazioni stabili e affidabili con Bruxelles in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni. La parola passa ora al Parlamento poi, eventualmente, al popolo. Il programma radiofonico SEIDISERA della RSI ha intervistato sulla questione il consigliere federale Ignazio Cassis.
Signor consigliere federale Ignazio Cassis, con che sentimento passa oggi la palla al Parlamento?
“Con un sentimento di aver assolto ai miei doveri. Tre consiglieri federali, sei segretari di Stato, 18 anni di discussioni. Oggi è stata pronunciata la parola fine e il prodotto è buono”.
Avete parlato (tutti e tre i consiglieri federali) di un contesto geopolitico difficile. Anche con gli Stati Uniti adesso non è facile trattare. Paradossalmente questo vi può aiutare a portare a casa questo pacchetto?
“L’essere umano funziona così: più grande è l’incertezza attorno a sé e più cerca di mettere in sicurezza ciò che ha. La via bilaterale l’abbiamo, però è messa in pericolo da anni di incertezza sul suo divenire. Io credo che chiunque vuole più sicurezza con i propri vicini lo farà più facilmente se avverte un’incertezza globale”.
L’UE però da molti è ancora vista debole e spaesata. Il Consiglio federale adesso dovrà agire anche con una certa determinazione, anche con un linguaggio semplice, per convincere la popolazione...
“L’Unione europea come unica cosa solida ha il mercato interno ed è quello che ci interessa. Non dimentichiamo che non è uno Stato è una confederazione di Stati, con tante prime donne anche al suo interno. Quindi è un poco come la Svizzera prima del 1848. Però ancora una volta, per noi è il nostro mercato principale: sono 300 miliardi all’anno che vengono scambiati in merci, prodotti, servizi, ecc. Quindi metà della nostra ricchezza è legata a poter esportare ciò che noi produciamo”.
L’UDC è contraria. Questo non è da sottovalutare. Nel ‘92, quasi da sola, ha portato a casa l’affossamento dello Spazio economico europeo. Come intendete fronteggiare adesso queste critiche?
“Prima di tutto con un buon prodotto, il pacchetto che oggi abbiamo messo sul tavolo. Inoltre non aderiamo allo spazio economico europeo. È un passo nella tradizione degli ultimi 25 anni. È un terzo passo, Bilaterali III, che continua la strada precedente. Quindi è una strada che conosciamo ormai da 25 anni”.
Però per l’UDC è una sottomissione...
“L’UDC ha fatto fatica anche con i primi due passi, anzi ha detto di no anche ai primi due passi ma il popolo ha detto comunque di sì, mentre il passo di adesione allo Spazio economico europeo era troppo grande anche per il popolo. Così come non eravamo sulla buona strada fino al ‘21 con l’accordo quadro istituzionale”.

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