Pierin Vincenz con - a destra nell'immagine - il suo avvocato Lorenz Erni (Keystone)

Chiesta l'assoluzione per Pierin Vincenz

L'arringa del difensore del grigionese ha chiuso la prima settimana del dibattimento che vede imputato l'ex numero uno di Raiffeisen

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Con una richiesta di assoluzione completa si è chiusa venerdì a Zurigo la prima settimana del processo all'ex numero uno del gruppo Raiffeisen Pierin Vincenz che, con il suo socio d’affari ed ex capo di Aduno Beat Stocker, è accusato (tra le altre cose) di truffa e appropriazione indebita. Durante l’arringa difensiva è emersa tutta l’esperienza del legale del grigionese, Lorenz Erni, che in 5 ore di arringa ha cercato di smontare mattone dopo mattone tutto l’impianto dell’accusa che giovedì aveva chiesto la condanna di entrambi a 6 anni di carcere.

Il celebre avvocato (in passato patrocinatore, tra i molti, di Sepp Blatter e Roman Polanski) ha fatto di tutto per convincere i giudici che le prove presentate dall'accusa in realtà non dimostrano un bel niente. Un esempio? Nel caso del foglio di annotazioni scritte a mano in cui Stocker e Vincenz – secondo i procuratori - avrebbero regolato la spartizione dei guadagni milionari, per la difesa non si sarebbe trattato di nient’altro che di una la lista di prestiti privati tra i due.

All'inizio della sua arringa il legale ha messo in risalto i successi professionali dell'ex direttore di Raiffeisen: senza Pierin Vincenz l'ex cassa di risparmio contadina non sarebbe mai diventata il terzo principale gruppo bancario elvetico. E ha pure gestito con successo la società di carte di credito Aduno (ora Visceca). È inoltre sbagliato, ha affermato, presumere che Vincenz, nella sua veste di amministratore e presidente del consiglio di amministrazione della banca, "avrebbe potuto fare tutto a sua discrezione". Tutte le decisioni sono state prese in maniera consensuale e previa consultazione in seno alla direzione e al consiglio, ha affermato il difensore. "Non si tratta di organi decisionali che avrebbero semplicemente seguito Vincenz".

Le tesi a confronto sono diametralmente opposto ed è difficile – a questo stadio del dibattimento – capire chi la spunterà. Tra chi segue il processo sono comunque in molti a credere che sul fronte dell’oltre mezzo milione di franchi spesi in locali a luci rosse e addebitati a Raiffeisen la procura abbia una lunghezza di vantaggio. Lo stesso Pierin Vincenz ha infatti ammesso, che non tutte erano giustificate dal lavoro.

Il processo proseguirà il 9 febbraio. Quattro date sono fissate in marzo. Per la sentenza invece potrebbe volerci tempo.

RED.MM/SEIDISERA
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