Gli ormoni per cambiare identità

Sempre più giovani che non si sentono a proprio agio con il genere assegnatogli alla nascita scelgono di cambiare, affidandosi alla chimica

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

La terapia ormonale per non avere più la sensazione di nuotare contro corrente: per Louis Käser, studente all’Università di Basilea, questa scelta è equivalsa a una liberazione. Louis si era infatti accorto durante l’adolescenza che il genere assegnatogli alla nascita – femminile – non lo faceva sentire a proprio agio, era sbagliato. Così ha iniziato la transizione verso quello maschile, anche con la somministrazione di ormoni.

Il trattamento

La terapia, in Svizzera, è permessa a partire dai 12 anni, prima con bloccanti ormonali che congelano la pubertà. Ritardano ad esempio la comparsa del seno per le ragazze e la crescita dei peli e il cambiamento della voci nei maschi.

“Questo – ci spiega Anne-Emmanuelle Ambresin, capomedico al reparto adolescenti del CHUV di Losanna -permette al giovane di riflettere, discutere con la famiglia e prepararsi alla transizione vera e propria del genere scelto”. È un momento di attesa che permette di prendere tempo e accertarsi che la scelta sia effettivamente quella giusta. Da un punto di vista medico, evita di sviluppare caratteristiche del corpo che non siano quelle del genere che si vuole scegliere.

In altre parole, permette l’inizio della vera e propria transizione, attraverso la somministrazione di estrogeni o testosterone, che inizia solitamente tra i 14 e i 16 anni e continuerà per tutta la vita.

 

Fine della sofferenza

Gli esperti non hanno dubbi: “Psicologicamente – sottolinea Denise Medico, professoressa al Dipartimento di sessuologia all’università del Quebec a Montreal, Canada - i giovani migliorano in maniera significativa appena iniziato il trattamento”.

“Vivere in un corpo che non senti tuo è doloroso – continua Medico, che è stata cofondatrice della fondazione Agnodice di Losanna”. Una sofferenza confermata anche dalla dottoressa Ambresin: “Per chi prova la sensazione di crescere in un corpo sbagliato e lo vede cambiare, l’angoscia è enorme. Il tasso di suicidi tra queste persone è fino a 30 volte superiore rispetto agli altri adolescenti. Il benessere che vediamo quando possono accedere alle terapie ormonali è istantaneo”.

 

Effetti secondari sulla salute

Stiamo comunque parlando di trattamenti farmacologici che la stessa Ambresin definisce “pesanti” e che, come in molti casi, possono avere effetti secondari negativi: “È vero che ci manca letteratura scientifica, soprattutto con giovani pazienti. Ad esempio sugli effetti dello sviluppo delle ossa e, sul lungo termine, certi ormoni non escludono il rischio di sviluppare forme di cancro”.

 

E in Svizzera?

Questo è uno dei motivi che divide la comunità scientifica tra chi è a favore del trattamento ormonale e chi invece esprime perplessità. Nei paesi anglosassoni, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, ma anche in Australia, l’accesso alla terapia ormonale è meno laboriosa rispetto a quanto accade in Europa. “In Svizzera – puntualizza Denise Medico – è meglio che in Italia o in Francia, ma è comunque indietro rispetto ai paesi che elencava prima. Non è solo una questione di esperienza, ma anche una difficoltà di imporre politicamente certi cambiamenti”.

Un tema che non è solo di natura medica, ma anche etica e sociale. Il dibattito altrove è già avviato e, con l’aumentare dei casi, c’è da scommettere raggiungerà anche la Svizzera.

Gianmaria Giulini e Alessandro Broggini
Condividi