La sede della commissione tutoria di Bellinzona
La sede della commissione tutoria di Bellinzona (©Ti-Press)

Il Ticino come modello

La Svizzera interna cerca ispirazione al Sud delle Alpi per contrastare l’aumento dei costi sociali

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L'aumento esponenziale e incontrollato dei costi per la socialità preoccupa non pochi comuni della Svizzera tedesca che, sempre più, guardano al Ticino come un modello da seguire. La conferma arriva dalla piccola realtà di Buckten il cui sindaco Peter Riebli (dopo i recenti casi nei cantoni Argovia e Zurigo) ha, a sua volta, lanciato l’allarme quanto agli effetti dell'introduzione – avvenuta due anni fa - dell'autorità di protezione dei minori e degli adulti.

Il sindaco di Buckten (Basilea Campagna) deve far fronte a costi che in breve si sono moltiplicati per dieci. "Viviamo una situazione in cui sono le commissioni esterne, persone estranee alle realtà locali, ad occuparsi della distribuzione degli aiuti sociali. Una situazione che va corretta” rileva alla RSI Peter Riebli convinto che il sistema in uso in Ticino potrebbe rappresentare una soluzione.

In realtà il sistema basilese e quello ticinese non sono molto dissimili. Entrambi devono rispettare le nuove norme del diritto di protezione federale. Al sud delle Alpi la questione in questi giorni non fa però scorrere fiumi di inchiostro. "In Ticino il problema lo sentiamo meno poiché il cambiamento di sistema è avvenuto nel 2000. Abbiamo chiuso le Delegazioni tutorie comunali passando alle Commissioni tutorie regionali”, spiega il presidente della Camera di protezione del canton Ticino Franco Lardelli alla RSI.

 

RG/Diem

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