Attivisti di Extinction Rebellion a Zurigo (keystone)

"Il clima val bene un blocco del traffico"

Assolti gli attivisti di Extinction Rebellion seduti per strada a Zurigo; la libertà di riunione è garantita dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Prevale sui disagi alla circolazione

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Quattro ottobre 2021, Zurigo. Nicole Gianoli era tra il centinaio di attivisti per il clima del gruppo Extinction Rebellion che - sedendosi in strada in pieno centro città - bloccarono il traffico. Un’azione di disobbedienza civile tollerata per circa un’ora dalla polizia, che poi trascinò via di peso una buona parte dei manifestanti. La RSI torna a parlarne perché alcuni di quei manifestanti, in questi giorni, sono finiti a processo a Zurigo, e fra questi anche Nicole Gianoli, che è stata assolta.

La domanda: il diritto di manifestare viene sempre più riconosciuto dai tribunali?

"L'assoluzione è una bellissima sorpresa perché, finalmente, c'è un giudice che accetta di aprire lo sguardo alla Convenzione dei diritti umani (la Corte europea). E questo è assolutamente nuovo", dice Nicole Gianoli, quarantaseienne, mamma di tre figli e traduttrice a Zurigo. L'accusa da parte del ministero pubblico era quella di coazione, per aver bloccato nel traffico gli automobilisti in centro a Zurigo. Molti degli altri attivisti hanno accettato il decreto d'accusa. Lei ha voluto portare il caso al processo, vincendolo. "L'argomentazione del giudice era che in una democrazia si deve lasciare una certa libertà all'occupazione dello spazio pubblico".

Giudice che, dopo aver in passato più volte condannato manifestanti pacifici, ha ora cambiato rotta. A suo dire, la libertà di riunione è garantita dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Prevale sui disagi provocati al traffico. Nicole Gianoli è sollevata, ma al contempo arrabbiata. "Di come il governo non informa la popolazione. C'è questa sensazione che le cose vanno bene, invece la casa sta bruciando".

Anche questo, come molti altri casi, non è però ancora archiviato. Il ministero pubblico zurighese può ancora ricorrere, forte delle condanne, espresse proprio in questi giorni dal tribunale di seconda istanza contro altri manifestanti per il clima. Ma Nicole Gianoli e alcuni altri attivisti hanno costituito il Gruppo Strasburgo, che si è posto l'obiettivo di portare il caso, se necessario, fin davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo... quindi casi di cui sentiremo ancora parlare.

Qui comunque in primo piano c'è il diritto a manifestare e le sue implicazioni al vaglio dei tribunali. La RSI ne ha discusso con Patrice Zumsteg, avvocato e docente di diritto all’Alta scuola di scienze applicate di Zurigo, esperto proprio di questi temi.

Ci sono stati alcuni singoli casi negli scorsi anni di attivisti ai quali è stato riconosciuto lo stato di necessità, l'urgenza climatica per le loro azioni, ad esempio nei confronti di alcune banche. Ora queste soluzioni a Zurigo sta cambiando qualcosa o rimangono casi isolati?

"Direi che ci sono stati alcuni casi spettacolari, molto seguiti dai media - risponde Zumsteg - che hanno portato a delle assoluzioni, almeno davanti a tribunali cantonali. Ma rimangono delle eccezioni, perché il Tribunale federale, alcuni anni fa, in una decisione di principio, ha fatto chiarezza sul rapporto tra azioni coercitive e le libertà di espressione e riunione".

Quindi, che chance hanno gli attivisti di ottenere ragione fin davanti alla Corte di Strasburgo?

"Gli attivisti hanno sostenuto che anche le manifestazioni non autorizzate sono garantite dal diritto di riunione. Ed è corretto. Però in questi casi ci sono altre violazioni di legge e bisogna sapere che la Corte europea protegge solo le manifestazioni pacifiche. Quindi direi che le chance di vincere sono contenute".

Nel caso di Extinction Rebellion a Zurigo era però una manifestazione pacifica. Non c'è stata violenza, non bisogna tollerare?

"Il tribunale federale dice che le manifestazioni sono protette dal diritto di riunione solo finché i suoi partecipanti ricorrono a mezzi legali. In caso di coazione, quindi, se si costringe un automobilista a prendere un'altra strada, questa protezione viene a cadere. Ciò che è anche criticato in ambito giuridico, anche io sono scettico, ma il Tribunale Federale non si è spostato da questa linea".

Il giudice di Zurigo ha anche criticato l'atto d'accusa presentato dalla procura, ritenuto vago, non ben argomentato.

"Posso capire. Si sente spesso che i manifestanti per il clima vengano arrestati in modo indifferenziato e che il ministero pubblico emetta decreti d'accusa senza davvero verificare i singoli casi. Credo che questo sia uno degli argomenti più forti citati dal Tribunale distrettuale".

SEIDISERA/Gianluca Olgiati/M. Ang.
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