Berna sta analizzando con urgenza le conseguenze dell’annuncio di Donald Trump, riguardo a un dazio doganale globale del 10% sulle importazioni verso gli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti ha firmato venerdì sera il decreto, dopo che la Corte suprema nella sua sentenza aveva bocciato le tariffe da lui imposte a gran parte dei partner commerciali. Il Dipartimento federale dell’economia (DEFR) evita, in questa fase, qualsiasi previsione sull’aliquota che verrà effettivamente applicata alle esportazioni svizzere.

USA impongono dazi del 10 percento
Telegiornale 21.02.2026, 12:30
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin “prende atto della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti così come delle dichiarazioni del presidente americano” e “non le commenta”. Il Consiglio federale sta facendo analizzare gli sviluppi e le loro conseguenze concrete e comunicherà “a tempo debito” eventuali decisioni.
Interrogato sull’ipotesi di un’entrata in vigore di un tasso del 10% già da martedì mattina per la Svizzera, il dipartimento non si esprime per il momento. Inizialmente, lo ricordiamo, Trump aveva imposto dazi al 39% ai prodotti della Confederazione, un tasso poi ridotto al 15% dopo un’intesa bilaterale.
La Confederazione non cambia la sua linea
Nel merito, Berna garantisce di non cambiare la propria posizione nelle discussioni in corso con Washington. “L’obiettivo principale dei negoziati in corso è sempre stato, sin dall’inizio, quello di concludere un accordo giuridicamente vincolante che offra alle imprese svizzere la massima sicurezza giuridica possibile”, sottolinea il Dipartimento.
“La Svizzera tiene conto degli sviluppi in corso nel quadro dei negoziati e mira a un risultato che raggiunga questo obiettivo, indipendentemente dall’evoluzione giuridica e politica negli Stati Uniti”, aggiunge. Le autorità non precisano se i colloqui potrebbero prolungarsi oltre la fine di marzo.
Rappresentanti della sinistra e dei Verdi hanno chiesto di interrompere i negoziati tariffari dopo la decisione della Corte Suprema di Washington. Il DEFR ricorda tuttavia che, durante la consultazione di dicembre con le commissioni di politica estera e i cantoni sul mandato negoziale, “la possibilità di una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti era nota”.
“Né le commissioni di politica estera né i cantoni hanno chiesto l’interruzione dei negoziati in caso di una decisione corrispondente della massima autorità giudiziaria americana”, precisa il dipartimento. “Di conseguenza, la SECO continua a basarsi sulle linee guida e sul mandato che le sono stati affidati”.








