Ignazio Cassis
Ignazio Cassis (keystone)

Kabul, "tutti partiti o al sicuro"

Gli operatori del DFAE hanno lasciato l’Afghanistan o si trovano nella parte protetta dell’aeroporto della capitale, conferma Ignazio Cassis

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

“Tutte le persone che in Afghanistan hanno collaborato con la Svizzera e i loro famigliari hanno lasciato Kabul o si trovano nella parte protetta dell’aeroporto della capitale afghana”: si è espresso così oggi pomeriggio, martedì, il consigliere federale Ignazio Cassis, facendo il punto durante una conferenza stampa sullo sfollamento di 292 persone dall’Afghanistan, caduto in mano ai talebani dopo il ritiro delle forze statunitensi e alleate.

“Una delle più grandi operazioni di evacuazione portata avanti dalla Svizzera è quasi terminata. Ringrazio chi lo ha reso possibile”, ha aggiunto il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

 

“Le persone coinvolte in queste operazioni hanno lavorato giorno  notte”, ha sottolineato Cassis, aggiungendo che la situazione resta precaria per la popolazione afghana e che è probabile che ci sia stato un accordo tra gli stessi talebani e l’ex governo di Kabul, riferendosi alla presa del potere da parte del movimento islamista radicale.

Le persone sfollate sono per la maggior parte dipendenti o collaboratori del DFAE (141); a sostenere le operazioni svizzere, ha spiegato il consigliere federale, sono stati soprattutto gli Stati Uniti e l’Uzbekistan.

Attualmente in Afghanistan si trovano ancora 15 persone di cittadinanza svizzera e si sta facendo il possibile affinché anche queste ultime possano partire, si legge in un comunicato stampa.

Dialogare anche con i talebani

La Svizzera, ha aggiunto Ignazio Cassis, resta a disposizione per offrire i propri “buoni uffici” e favorire il dialogo tra le parti: “Se vogliamo costruire i ponti non possiamo precludere il dialogo a nessuno – ha aggiunto il consigliere federale –. È fondamentale stabilire un dialogo anche con i talebani per la ricerca di soluzioni, non sarà facile, ma non esiste una soluzione a un problema se le parti in causa non sono disposte a dialogare. Le soluzioni imposte con la forza, non da parte nostra ma da parte dei Paesi che hanno la forza per farlo, non portano ahimè a risultati duraturi”.

Ammissione al programma svizzero di reinsediamento

Le persone arrivate in Svizzera hanno già effettuato i vari controlli di sicurezza e sono state distribuite nei vari centri per richiedenti l'asilo nella Confederazione; le famiglie non sono state divise. Centotrentadue persone saranno inserite nel programma di reinsediamento, sarà loro riconosciuto lo statuto di rifugiati e potranno rimanere nel nostro Paese. In quanto tali non dovranno effettuare tutta la procedura d’asilo regolare ma solo il processo di identificazione (impronte digitali, controlli di sicurezza ecc.). Una volta arrivate nel Cantone di assegnazione seguiranno un programma di integrazione.

 

ludoC
Condividi