Due soldati ucraini feriti nelle prime fasi del conflitto (keystone)

La Svizzera non cura soldati ucraini

Il Dipartimento degli affari esteri ha respinto una richiesta della NATO: verrebbe violata la neutralità

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La Svizzera non può accogliere soldati o civili ucraini feriti per curarli nei propri ospedali. A dirlo è il Dipartimento federale degli affari esteri, che ha respinto a fine giugno una richiesta inoltrata in maggio dalla NATO. I direttori cantonali della sanità avevano dato invece la loro disponibilità, come anticipato dal TagesAnzeiger.

Il DFAE si appoggia sulla neutralità elvetica e sulle convenzioni di Ginevra, principi secondo i quali i soldati una volta guariti non possono rientrare in patria e riprendere i combattimenti. Per Berna è quindi preferibile accrescere gli aiuti in loco e il sostegno agli ospedali ucraini. Una posizione condivisa da Paola Gaeta, professoressa di diritto internazionale proprio a Ginevra: "Le persone ferite e malate devono essere curate dai belligeranti stessi. Se c'è la necessità di trasferirli all'estero, anche uno Stato neutrale può accoglierli attraverso un accordo, ma violerebbe la propria neutralità se questi poi tornassero a combattere", spiega l'esperta. In qualche modo "sarebbe un atto di partecipazione alle ostilità".

Berna rifiuta di accogliere anche civili ucraini, perché "molti civili in Ucraina combattono o sono pronti a farlo". "Certo in questa categoria ci sono anche persone vulnerabili, disabili o molto anziane, che si possono presumere civili in senso pieno", afferma Gaeta, e forse in questo caso "si potrebbe fare un discorso diverso".

 
RG/pon
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