La Svizzera teme la fuga di cervelli

Con la Confederazione relegata a "Paese terzo" nel programma Horizon dell'UE in fumo milioni di franchi nella ricerca - Ravano: "Perdità di competitività"

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La ricerca ostaggio della politica, e non bastano i soldi stanziati a livello nazionale per assicurare alla Svizzera una posizione di prestigio nei programmi di ricerca europei. La Confederazione, relegata allo status di Paese terzo nel programma Horizon Europe dell'UE, potrebbe perdere milioni di franchi nella ricerca e nella gestione dei progetti. I funzionari temono anche una fuga di "cervelli" e di aziende promettenti.

Per compensare questa carenza, "svilupperemo naturalmente la cooperazione con gli Stati Uniti e la Cina, ma il luogo naturale di collaborazione dei nostri ricercatori rimane l'Europa", ha detto Yves Flückiger, presidente di Swissuniversities e rettore dell'Università di Ginevra, in un'intervista a Le Temps. Soprattutto perché Horizon Europe è il più grande programma di collaborazione scientifica del mondo.

"Dopo il voto sull'immigrazione di massa" nel 2014, il volume della nostra partecipazione al programma europeo è sceso del 50%. E il nostro polo scientifico ha perso il 90% dei ruoli di coordinatore in un progetto europeo. Siamo stati in grado di partecipare a progetti, ma siamo stati privati della leadership in settori in cui siamo all'avanguardia della tecnologia", ha detto Michael Hengartner, presidente del Consiglio dei PF.

Essere privati della direzione del progetto spingerà anche giovani aziende promettenti a lasciare la Svizzera o ad aprire filiali in Europa. "Circa il 10% delle aziende di scienze della vita sostenute dall'incubatore Fongit a Ginevra stanno considerando di spostare le loro attività oltre il confine. Due di loro hanno già lasciato gli uffici dell'incubatrice", ha detto Yves Flückiger.

Ravano (SUPSI): "Indirettamente è una perdita di competitività"

Le conseguenze per il nostro Paese emergono anche dalle parole di Giambattista Ravano, Direttore Ricerca, sviluppo e trasferimento della conoscenza della SUPSI: "Indirettamente è una perdita di competitività poiché veniamo visti non più come parte del gruppo di scienziati facenti parte del''UE e quindi c'è più ritrosia nell'affidarci compiti importanti. Di conseguenza siamo meno coinvolti e abbiamo difficoltà a partecipare a consorzi europei grandi, perché siamo considerati membri esterni e come tali con interessi diversi da quelli dell'UE".

"Collaborare con USA e Cina? No, chiedono di cedere loro la proprietà intellettuale"

E una diminuzione di progetti con l'UE non si può controbilanciare con collaborazioni con Cina o USA. "Stati Uniti e Cina hanno norme ancora più stringenti di proprietà intellettuale di quello che avviene a livello di ricerca. Partecipando con loro ad attività di ricerca bisogna cedere tutta la proprietà intellettuale o della conoscenza", sottolinea Giambattista Ravano.

ATS/M. Ang.
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