Un'intera armata in rotta e alla ricerca di un rifugio (Museo Bourbaki Panorama)

La prima azione umanitaria svizzera

Fu intrapresa esattamente 150 anni fa, con l'accoglienza di più di 87'000 soldati francesi, dopo la loro sconfitta nella guerra contro la Prussia

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L'armata francese dell'est: più di 87'000 soldati in cerca di un rifugio, dopo la sconfitta da parte dei prussiani. Lo trovarono nella neutrale Svizzera dove furono accolti con un grande slancio di solidarietà della popolazione. È l'evento noto come l'internamento dell'esercito Bourbaki di cui oggi ricorre il 150esimo anniversario e che fu la prima missione della Croce Rossa svizzera, costituitasi qualche anno prima.

La Svizzera e il generale Bourbaki

La Svizzera e il generale Bourbaki

TG 20 di mercoledì 27.01.2021

 

L'ingresso di 87'847 soldati francesi in Svizzera, attraverso tre valichi di frontiera del Giura, iniziò nella notte. Era pieno inverno, i soldati non avevano più niente da mangiare, avevano dei geloni ai piedi, erano mal equipaggiati. L'esercito era stato costituito in fretta e furia, e per questo motivo non aveva del buon materiale. C'erano molti malati: circa il 20% aveva bisogno di cure urgenti.

I militari francesi erano ridotti allo stremo
I militari francesi erano ridotti allo stremo (Museo Bourbaki Panorama)

Era l'esercito Bourbaki, dal nome del generale che prese il comando dell'armata dell'est costituita per un estremo tentativo di opporsi ai prussiani già vittoriosi a Sedan contro Napoleone III. Lo scopo era conquistare Belfort e portare il conflitto oltre il Reno. L'esercito fu però sconfitto. La situazione era disperata, racconta lo storico della Croce Rossa svizzera Patrick Bondallaz. Il generale Charles-Denis Bourbaki tentò il suicidio e il comando passò allora al generale Justin Clinchant, che per evitare un bagno di sangue fece richiesta ufficiale per l'internamento della sua armata in Svizzera.

Le armi requisite ai soldati francesi, dopo il loro ingresso nel territorio svizzero
Le armi requisite ai soldati francesi, dopo il loro ingresso nel territorio svizzero (Museo Bourbaki Panorama)

Fu il generale Hans Herzog che disponeva dei pieni poteri attribuitigli dal Consiglio federale a decidere, in meno di 24 ore, di aprire le porte all'esercito Bourbaki. I soldati depositarono le armi ed entrarono in territorio svizzero. L'ingresso è rappresentato in un'opera straordinaria, il Panorama Bourbaki di Lucerna: una gigantesca tela circolare che ricorda quell'evento eccezionale.

La monumentale immagine panoramica al Museo Bourbaki Panorama di Lucerna
La monumentale immagine panoramica al Museo Bourbaki Panorama di Lucerna (Museo Bourbaki Panorama)

Fu dipinta dal ginevrino Edouard Castres 10 anni dopo i fatti. Lo stesso autore era presente, come volontario della Croce Rossa. L'opera illustra l'ingresso di 34'000 soldati al valico di Verrières, nel Giura. Dal panorama emerge in particolare lo slancio di solidarietà della popolazione nei confronti dell'esercito Bourbaki. Senza l'adesione del popolo non sarebbe stato in effetti possibile accogliere in pochi giorni l'equivalente del 3% della popolazione svizzera, che allora contava 2,6 milioni di abitanti. Fu una prodezza logistica e umanitaria, riportata anche dalla stampa internazionale. Non era mai accaduto prima che un'armata intera trovasse rifugio in territorio neutrale.

Un'immagine di alcuni soldati dopo l'internamento
Un'immagine di alcuni soldati dopo l'internamento (Museo Bourbaki Panorama)

I soldati internati vennero distribuiti un po' in tutti i cantoni a seconda delle capacità. Ad eccezione del Ticino, non facilmente raggiungibile all'epoca. La guerra franco-prussiana finì in febbraio e i Bourbaki rientrarono in Francia a metà marzo. Lo Stato francese coprì i costi dell'asilo in Svizzera e rientrò in possesso delle armi depositate dai soldati.

Paola Latorre
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