Dombrovskis ha detto "no" (keystone)

Niente equivalenza borsistica

Bruxelles fa sapere che le discussioni con Berna sono a uno stadio troppo poco avanzato per prolungare la scadenza di un anno

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Le discussioni tra Svizzera e Unione Europea non hanno compiuto progressi sufficienti per prolungare oltre dicembre il riconoscimento dell'equivalenza borsistica elvetica, secondo il vicepresidente dell'Esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis.

 

Il lettone lo afferma in una missiva inviata martedì a Markus Ferber, membro della commissione che si occupa di questioni economiche e monetarie nel Parlamento dei Ventotto.

 

Non c'è comunque una decisione definitiva, secondo quanto affermano le autorità europee in una risposta inviata all'agenzia ATS. Ferber, tedesco, è invece del parere che la questione debba essere valutata unicamente sulla base di analisi tecniche e quindi non usata come strumento di pressione politica.

Cosa la mancata equivalenza significhi, lo aveva spiegato in ottobre alla RSI il presidente di SIX Group Romeo Lacher: Zurigo perderebbe il suo statuto di quarta piazza di contrattazioni del continente. Quasi tre quarti di quelle effettuate, infatti, provengono dall'UE.

Il portavoce del Dipartimento federale delle finanze ha fatto sapere di aver preso conoscenza della lettera e rimanda alla decisione del Consiglio federale che in giugno aveva stabilito in caso di necessità di obbligare le borse estere a chiedere un'autorizzazione per continuare a negoziare titoli svizzeri. A inizio novembre, il capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer si era invece detto convinto che il termine sarebbe stato prorogato di un anno, lasciando alle parti il tempo di raggiungere un accordo quadro. Accordo ora raggiunto dal profilo tecnico, manca la decisione politica del Consiglio federale in un senso o nell'altro. Bruxelles non intende aspettare molto e potrebbe sbattere la porta nel giro di un paio di settimane.

ATS/dg/pon

La notizia della mancata equivalenza ha provocato la reazione del consigliere nazionale dell'UDC Marco Chiesa, autore di un'interrogazione urgente in cui chiede spiegazioni al Governo. Potrebbe inoltre influenzare i dibattiti di giovedì alle Camere: in agenda, oltre al Patto ONU sulla migrazione, c'è anche il secondo contributo alla coesione dell'UE.

 

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