Non ci sono solo i dazi di Donald Trump a mettere in crisi il commercio internazionale e le esportazioni elvetiche. L’Italia ha infatti introdotto un nuovo sistema che di fatto disincentiva le imprese a fare acquisti al di fuori dell’Unione Europea, mettendo così in difficoltà le aziende svizzere.
È un sistema in vigore da anni, cambia il metodo ma la sostanza è che lo Stato permette a tutte quelle aziende che fanno investimenti, come l’acquisto di macchinari, di scaricarne in parte le spese.
Il sistema è previsto anche per il 2026 ed è chiamato transizione 4 e 5.0. Con cifre importanti: fino a 2,5 milioni di euro di spesa, si può risparmiare il 43.2%. Nello scaglione fino a 10 milioni di spesa è il 24%, poi si scende al 12%.

Le soglie e i risparmi fiscali previsti
Per la prima volta, come scritto, il governo italiano ha messo un vincolo che taglia di fatto fuori la Svizzera. Nella Legge di Bilancio approvata a dicembre questo sistema viene infatti limitato ai beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo.
“Svizzera tagliata fuori nonostante gli accordi bilaterali”
“Questa clausola, che non si era mai vista in precedenza, va a blindare e a imporre un vincolo alterando fortemente la libera concorrenza – spiega al Telegiornale il direttore tecnico del Polo tecnologico Alto Adriatico Marco Belardi –. Questa misura può chiaramente portare a delle distorsioni e a delle limitazioni per i produttori svizzeri, e questo nonostante i 120 accordi bilaterali che la Svizzera ha con i Paesi UE, oltre ad essere un membro Schengen. Con questa norma la Confederazione è tagliata fuori”.
La misura oltre alla Svizzera colpisce anche i mercati asiatici, come Cina e India, o partner come Stati Uniti e Gran Bretagna. Ovviamente il governo italiano non vieta di fare acquisti in questi Paesi, solo che non prevede sostanziosi vantaggi fiscali. La scelta del vincolo su territorio europeo viene criticata anche in settori del mondo industriale italiano, come Anie, l’associazione delle imprese elettroniche. Dietro le quinte, intanto, sono già in corso contatti tra Berna e Roma per convincere l’Italia a non penalizzare la Svizzera.
Swissmem: “Risvolti drammatici”
Ma è anche e soprattutto l’industria elvetica ad essere preoccupata: “La decisione avrebbe risvolti drammatici. Significherebbe l’esclusione di fatto dal mercato italiano per i prossimi anni – afferma alla RSI il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher – . Sono in gioco esportazioni per un miliardo di franchi. L’Italia è il nostro quinto mercato al di fuori della Svizzera”.
Secondo la nuova legge finanziaria varata da Roma, che entrerà in vigore a fine mese, le aziende italiane potrebbero ammortizzare fino al 280% l’acquisto di macchinari provenienti dall’UE o dallo spazio economico europeo. Uno sgravio che per i prodotti svizzeri si fermerebbe al 100%.
“Swiss Q-Print” nella Valle del Reno sangallese produce stampanti digitali di grande formato. Gli ultimi tre ordini dall’Italia sono già stati cancellati: “Per noi ciò rappresenta un problema enorme - il 10% del nostro fatturato andrà perso. Fintanto che la legge rimarrà in vigore, ossia fino al 2027, non potremo di fatto più consegnare macchine in Italia. Risultato: meno lavoro e meno fatturato”.
La segreteria di Stato dell’economia ha definito preoccupante la decisione italiana, dicendosi impegnata a difendere attivamente gli interessi delle aziende svizzere.
A essere stata colta di sorpresa c’è anche la politica: a Berna alcuni parlamentari auspicano che il Consiglio federale cerchi senza esitazione il dialogo con l’Italia. Il timore è che anche altri Paesi possano seguirne l’esempio.

Imprese svizzere preoccupate
Telegiornale 20.01.2026, 20:00











