Immagine d'archivio (keystone)

"Non è un giudizio politico"

Il Belgio difende la decisione di decretare l’Arco lemanico "zona rossa" ma apre uno spiraglio per un ripensamento

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"Non c’è nulla di ostile, la decisione si basa su criteri ben ponderati": il Belgio ha chiarito il motivo per il quale i cantoni di Vaud, Vallese e Ginevra sono considerati “zona rossa” e per questo motivo i viaggi verso queste zone sono stati vietati. Il ministro degli affari esteri, Philippe Goffin, in un’intervista alla RTS, ha spiegato: “La valutazione dei rischi è assegnata ad un gruppo di esperti indipendente, il Celeval, che considera i contagi per 100’000 abitanti, il numero di test effettuati e la politica sanitaria del paese”. Non è un gesto ostile o un giudizio politico, ha affermato il membro di Governo, sottolineando quanto sia importante ritrovare all'estero misure restrittive paragonabili a quelle decise in patria, citando l'esempio delle discoteche, chiuse in Belgio, liberamente accessibili in alcune parti della Svizzera.

Si aprono comunque spiragli per un ripensamento: le obiezioni (le autorità vodesi domenica sono insorte contro la decisione di Bruxelles, obiettando che in Belgio il numero dei contagi per 100'000 abitanti è molto più alto) saranno comunicate agli esperti, che considerano ogni elemento per decidere se mettere un Paese in lista verde, arancione o rossa.

 

Già a metà luglio il Ticino era finito sulla lista arancione belga, ma fu tolto dopo le precisazioni delle autorità elvetiche in merito all’evoluzione, contenuta, dei contagi.

 
RG-AF/ludoC
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