Acqua piovana non potabile

TG 20 di giovedì 18.08.2022

La vana ricerca di una goccia incontaminata (Keystone)

Non c'è pioggia potabile al mondo

Una ricerca del Poli di Zurigo ha rilevato la presenza di sostanze impermeabilizzanti nell'acqua piovana, dall'Antartide al Tibet

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Hanno cercato negli angoli più remoti del pianeta un campione di pioggia non contaminato. Ma non l’hanno trovato. Una ricerca congiunta del Politecnico federale di Zurigo e dell’Università di Stoccolma ha scoperto, dopo un lavoro durato un decennio, che in nessun luogo al mondo l’acqua piovana può essere considerata potabile.

Paradossalmente a legarsi indissolubilmente alle precipitazioni sono delle sostanze idrorepellenti, le PFAS o Sostanze perfluoroalchiliche che dalla metà del secolo scorso l’industria impiega per vari scopi. “Vengono utilizzate moltissimo per impermeabilizzare prodotti tessili o il cuoio - spiega alla RSI il professor Martin Scheringer del Poli, coautore dello studio -. Ma sono usate anche per le confezioni di cibo o le scatole della pizza. Le PFAS migliorano inoltre la scorrevolezza e possono essere impiegate nella sciolina o in certi colori”.

I ricercatori le hanno trovate ovunque, anche in campioni raccolti in zone poco o niente popolate, come gli altopiani del Tibet o l’Antartide. E anche lì, in concentrazioni superiori ai valori guida considerati dalla ricerca, ossia quelli fissati per l’acqua potabile dalle autorità statunitensi. Soglie di guardia che negli anni sono stati sempre più abbassati per il timore degli effetti che le PFAS possono avere sulla salute.

I rischi dall'accumulo nell'organismo

Il problema è dato dall’accumulo nell’organismo di queste sostanze che sono anche note come “prodotti chimici eterni”. Alcuni studi suggeriscono che le PFAS possano influire sulla fertilità e sullo sviluppo del feto. Altri che possano aumentare il rischio di colesterolo, obesità, nonché di alcuni tipi di cancro (prostata, reni e testicoli).

“Non vogliamo far preoccupare la gente, ma dire che c’è un problema. Come società abbiamo usato troppe PFAS”. Ora siamo costretti a conviverci, aggiunge il professor Scheringer, “ma per il futuro dobbiamo toglierle dai prodotti”. Anche i consumatori possono fare la loro parte. “Se ad esempio compro dei vestiti per fare escursioni, devo chiedere che siano impermeabilizzati senza fluoro. Ci sono marche che li offrono”.

TG/Red.MM
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